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"La Norvegia si batte contro l'ingiustizia: taglio dei sussidi ai richiedenti asilo". Il governo guidato dal partito Laburista vuole abbattere i sussidi massimi per un genitore single con due figli, da 600.000 corone (circa 52.000 euro) a 383.000 corone (circa 33.000 euro) annue. Una mossa che sembra essere stata scattata dalla disperazione dei sistemi sociali di gran parte dei Paesi europei, dove l'immissione enorme di soggetti bisognosi di assistenza sta mettendo in crisi le casse pubbliche.
La sostenibilità del welfare è alla base della decisione. Il sistema sociale rischia il default se non si trovano flussi in ingresso sufficienti per coprire le esigenze dei richiedenti asilo, che sono spesso più di quanto ricevessero se andassero a lavorare. Eppure, chi lavora deve essere penalizzato? Questa è l'obiezione che il governo si è sentito ripetere in questi anni, soprattutto quando il sussidio per un asilante è spesso superiore alla paga che riceverebbe se andasse a lavorare.
La Norvegia sta facendo la stessa cosa. Solo il 50% dei rifugiati attualmente lavora, e il governo ritiene questa percentuale insostenibile per la tenuta del sistema sociale. Ma la sinistra sembra essere legata a vecchie logiche che non reggono più e attacca il governo sostenendo che punisce i vulnerabili senza offrire reali soluzioni occupazionali.
La ricetta della sinistra è sempre quella di sostentare indiscriminatamente tutti quelli che si trovano nel Paese e non lavorano, penalizzando al contempo chi tutti i giorni esce di casa per guadagnarsi il pane. Ma cosa succederà se la Norvegia continuerà a seguire questa strada? La domanda è se sia giusto punire chi più ne ha bisogno.
La sostenibilità del welfare è alla base della decisione. Il sistema sociale rischia il default se non si trovano flussi in ingresso sufficienti per coprire le esigenze dei richiedenti asilo, che sono spesso più di quanto ricevessero se andassero a lavorare. Eppure, chi lavora deve essere penalizzato? Questa è l'obiezione che il governo si è sentito ripetere in questi anni, soprattutto quando il sussidio per un asilante è spesso superiore alla paga che riceverebbe se andasse a lavorare.
La Norvegia sta facendo la stessa cosa. Solo il 50% dei rifugiati attualmente lavora, e il governo ritiene questa percentuale insostenibile per la tenuta del sistema sociale. Ma la sinistra sembra essere legata a vecchie logiche che non reggono più e attacca il governo sostenendo che punisce i vulnerabili senza offrire reali soluzioni occupazionali.
La ricetta della sinistra è sempre quella di sostentare indiscriminatamente tutti quelli che si trovano nel Paese e non lavorano, penalizzando al contempo chi tutti i giorni esce di casa per guadagnarsi il pane. Ma cosa succederà se la Norvegia continuerà a seguire questa strada? La domanda è se sia giusto punire chi più ne ha bisogno.