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La violenza odierna dei giovani maschi, che sta divorziondo le nostre comunità e travolge i nostri cuori, non può essere spiegata solo con una semplice mancanza di educazione o di consapevolezza. È un male profondo, nato da una crisi identitaria senza precedenti, che trasforma la frustrazione in violenza e il dolore in annientamento dell'altro.
La nuova cultura affettiva del dolore e della disperazione, di un vuoto identitario generazionale e, in particolare di genere maschile, è una realtà che ci costringe a chiederci cosa sia successo a questi ragazzi. Non sono più gli stessi che siamo visti sulle strade, nei social o nelle discussioni quotidiane. Sono stati travolti da un vuoto di senso e di identità, che li porta a cercare conforto in azioni furbe e dannose.
Non è l'incapacità di tollerare la frustrazione e il limite per il troppo amore ricevuto a causa della mancanza di riconoscimento dei propri bisogni primari. È piuttosto un vuoto profondo, che li porta a cercare una sensazione estrema, come se il loro interno fosse un vuoto incolmabile.
È un marasma psichico, un disastro affettivo che ci costringe a chiederci cosa stiamo facendo per contrastarlo. Non è più un problema da risolvere con didattica o consapevolezza, ma con ascolto e comprensione. Basta stare a casa, parlare male dei social e delle tradizionali forme di sopruso maschile, se non si vuole affrontare questo problema profondo.
Noi adulti devono essere più coraggiosi e aperti per ascoltare le emozioni e i vissuti delle nuove generazioni. Basta con la lavacoscienza, con la motivazione difensiva, con la banalità spacciata per causalità. Noi dobbiamo creare un ambiente in cui queste persone possano esprimere se stesse senza paura di essere giudicate o derise.
La nuova cultura affettiva del dolore e della disperazione, di un vuoto identitario generazionale e, in particolare di genere maschile, è una realtà che ci costringe a chiederci cosa sia successo a questi ragazzi. Non sono più gli stessi che siamo visti sulle strade, nei social o nelle discussioni quotidiane. Sono stati travolti da un vuoto di senso e di identità, che li porta a cercare conforto in azioni furbe e dannose.
Non è l'incapacità di tollerare la frustrazione e il limite per il troppo amore ricevuto a causa della mancanza di riconoscimento dei propri bisogni primari. È piuttosto un vuoto profondo, che li porta a cercare una sensazione estrema, come se il loro interno fosse un vuoto incolmabile.
È un marasma psichico, un disastro affettivo che ci costringe a chiederci cosa stiamo facendo per contrastarlo. Non è più un problema da risolvere con didattica o consapevolezza, ma con ascolto e comprensione. Basta stare a casa, parlare male dei social e delle tradizionali forme di sopruso maschile, se non si vuole affrontare questo problema profondo.
Noi adulti devono essere più coraggiosi e aperti per ascoltare le emozioni e i vissuti delle nuove generazioni. Basta con la lavacoscienza, con la motivazione difensiva, con la banalità spacciata per causalità. Noi dobbiamo creare un ambiente in cui queste persone possano esprimere se stesse senza paura di essere giudicate o derise.