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La sedia del potere a New York, il simbolo della libertà e dell'inclusione. Zohran Mamdani, il primo sindaco musulmano della città, ha deciso di festeggiare la Giornata mondiale dell'hijab, il velo che copre capelli e collo, con una presa di posizione che sta scendendo lungo una china inquietante. Una scelta che sembra essere uno sfregio alle vittime delle Torri Gemelle e un sputo in faccia a tutte le ragazze che attualmente vivono sotto regimi che impongono la legge della sharia e che in Iran vengono uccise per il loro desiderio di libertà.
"È surreale", ha dichiarato il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri, "che New York celebri ufficialmente il World Hijab Day, invitando le donne a coprirsi il capo con un velo, senza distinguere tra libertà individuale e imposizione ideologica. Celebrare il velo come gesto 'inclusivo' significa chiudere gli occhi davanti all'integralismo che opprime milioni di donne nel mondo islamico".
La scelta di Mamdani è stata anche criticata dalla comunità di dissidenti iraniani di New York, che ha accusato il sindaco di diffondere messaggi integralisti. "Come osate", ha scritto il filosofo francese Bernard-Henri Lévy, "Come può la 'città splendente sulla collina' celebrare l'Iran nel momento stesso in cui migliaia di donne sono imprigionate, torturate e assassinate solo per aver rifiutato di indossarlo?"
Il silenzio dei sostenitori di Mamdani è stato descritto come un colpevole silenzio. Il presidente Gasparri ha avvertito che la tolleranza occidentale non può mai voler dire legittimare simboli che rappresentano sottomissione, coercizione e repressione. "New York dovrebbe essere la capitale dei diritti, non il palcoscenico di messaggi ambigui in un momento storico segnato dalla violenza dei regimi fondamentalisti", ha concluso.
La polemica è stata lanciata anche sui social, con la campagna #NoHijabDay che richiede una riflessione sulle scelte di Mamdani. La domanda è: è un gesto di inclusione o uno sputo in faccia alle vittime delle represse? La risposta sembra essere chiara: non può essere uno solo.
"È surreale", ha dichiarato il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri, "che New York celebri ufficialmente il World Hijab Day, invitando le donne a coprirsi il capo con un velo, senza distinguere tra libertà individuale e imposizione ideologica. Celebrare il velo come gesto 'inclusivo' significa chiudere gli occhi davanti all'integralismo che opprime milioni di donne nel mondo islamico".
La scelta di Mamdani è stata anche criticata dalla comunità di dissidenti iraniani di New York, che ha accusato il sindaco di diffondere messaggi integralisti. "Come osate", ha scritto il filosofo francese Bernard-Henri Lévy, "Come può la 'città splendente sulla collina' celebrare l'Iran nel momento stesso in cui migliaia di donne sono imprigionate, torturate e assassinate solo per aver rifiutato di indossarlo?"
Il silenzio dei sostenitori di Mamdani è stato descritto come un colpevole silenzio. Il presidente Gasparri ha avvertito che la tolleranza occidentale non può mai voler dire legittimare simboli che rappresentano sottomissione, coercizione e repressione. "New York dovrebbe essere la capitale dei diritti, non il palcoscenico di messaggi ambigui in un momento storico segnato dalla violenza dei regimi fondamentalisti", ha concluso.
La polemica è stata lanciata anche sui social, con la campagna #NoHijabDay che richiede una riflessione sulle scelte di Mamdani. La domanda è: è un gesto di inclusione o uno sputo in faccia alle vittime delle represse? La risposta sembra essere chiara: non può essere uno solo.