VoceDiRoma
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L'Australia è stata la scena della tragica danza del tramonto di Novak Djokovic, un campione che sembrava ormai destinato al trono. Ma l'insostenibile bellezza del serbo è sempre stata una chimera, e i nostri occhi ci hanno lasciati a bocca aperta, increduli come possa accadere.
I primi due set furono una sinfonia di diagonali e lungolinee, un canto del cigno che sembrava segnare l'inizio della strada per il trionfo. Eppure, anche all'ingresso del terzo set, Djokovic si mostrò ancora una volta un maestro dell'arte del tennis, con una risposta a ogni attacco di Alcaraz che ci lasciava senza fiato.
Ma poi, come quando la luna scompare nel cielo, tutto cambiò. La giovane stella spagnola ha preso la partita in mano, e il serbo è stato costretto a cedere il passo. E nonostante un terzo set serrissimo, al quarto Djokovic ha perduto una parte della sua lucidità, come se la frustrazione e la disperazione lo avessero sommerso di scosse.
Quanti sono stati i momenti in cui Sinner è stato costretto a ritirarsi dal match? Quante palle break mancate o salvate da gioco match? Le risposte sono troppo numerose, e ci hanno lasciato senza fiato. Eppure, il più delle volte è la passione, la competitività, la capacità di dominare mentalmente gli avversari a far vincere ai grandi. E Alcaraz lo ha dimostrato, facendo del serbo un examen sul suo cammino.
I nostri istinti ci hanno detto che succedeva, che i giovani talenti si alzavano contro il fuoriclasse, che la bellezza del tramonto era solo una chimera. Ma il tennis è un gioco che non segue le leggi della vita, e i più grandi sono sempre quelli che sanno sorprendere. E anche se Djokovic ha perso l'Open Australia, la sua insostenibile bellezza sarà comunque ricordata per sempre, come una luce che si spegne troppo presto.
I primi due set furono una sinfonia di diagonali e lungolinee, un canto del cigno che sembrava segnare l'inizio della strada per il trionfo. Eppure, anche all'ingresso del terzo set, Djokovic si mostrò ancora una volta un maestro dell'arte del tennis, con una risposta a ogni attacco di Alcaraz che ci lasciava senza fiato.
Ma poi, come quando la luna scompare nel cielo, tutto cambiò. La giovane stella spagnola ha preso la partita in mano, e il serbo è stato costretto a cedere il passo. E nonostante un terzo set serrissimo, al quarto Djokovic ha perduto una parte della sua lucidità, come se la frustrazione e la disperazione lo avessero sommerso di scosse.
Quanti sono stati i momenti in cui Sinner è stato costretto a ritirarsi dal match? Quante palle break mancate o salvate da gioco match? Le risposte sono troppo numerose, e ci hanno lasciato senza fiato. Eppure, il più delle volte è la passione, la competitività, la capacità di dominare mentalmente gli avversari a far vincere ai grandi. E Alcaraz lo ha dimostrato, facendo del serbo un examen sul suo cammino.
I nostri istinti ci hanno detto che succedeva, che i giovani talenti si alzavano contro il fuoriclasse, che la bellezza del tramonto era solo una chimera. Ma il tennis è un gioco che non segue le leggi della vita, e i più grandi sono sempre quelli che sanno sorprendere. E anche se Djokovic ha perso l'Open Australia, la sua insostenibile bellezza sarà comunque ricordata per sempre, come una luce che si spegne troppo presto.