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L'insurrezione iraniana: "Non avere paura, siamo tutti insieme"
La ribellione che sta sconvolgendo l'Iran è diversa da quella del 2022. Le strade sono riempite di persone della classe operaia, delle donne e degli intellettuali. La maggior parte dei manifestanti non ha un'idea chiara della leadership della protesta.
"Le strade ribollono di gente più grande, più arrabbiata, che ha fame", dice Soren, il 28enne pubblicitario di Rasht, dove si trova in corso una delle principali manifestazioni. "Niente clip su TikTok, solo rabbia. Sento che sta per accadere qualcosa di grosso".
La protesta è partita dai bazar di Teheran, dove i mercanti non riescono a pagare i dipendenti e le merci. Il movimento Donna, Vita, Libertà ha inferto un colpo durissimo al regime degli ayatollah. La maggior parte delle donne indossano abiti più liberi rispetto alla tradizione, mentre i giovani sono sempre più convinti che il sistema corrotto debba essere rovesciato.
Sui social media si diffondono appelli per aiutare gli ammalati e le famiglie dei manifestanti. Gruppi clandestini di dottori e infermieri offrono cure in ambulatori segreti. Non c'è un leader, ma solo una presenza concreta di persone disposte a combattere.
Internet va e viene: la paura è che gli ayatollah lo spengano del tutto. La protesta non ha un piano chiaro. "Abbiamo cambiato la cultura delle nostre famiglie", dice Mina, 23enne studentessa di Matematica.
La ribellione che sta sconvolgendo l'Iran è diversa da quella del 2022. Le strade sono riempite di persone della classe operaia, delle donne e degli intellettuali. La maggior parte dei manifestanti non ha un'idea chiara della leadership della protesta.
"Le strade ribollono di gente più grande, più arrabbiata, che ha fame", dice Soren, il 28enne pubblicitario di Rasht, dove si trova in corso una delle principali manifestazioni. "Niente clip su TikTok, solo rabbia. Sento che sta per accadere qualcosa di grosso".
La protesta è partita dai bazar di Teheran, dove i mercanti non riescono a pagare i dipendenti e le merci. Il movimento Donna, Vita, Libertà ha inferto un colpo durissimo al regime degli ayatollah. La maggior parte delle donne indossano abiti più liberi rispetto alla tradizione, mentre i giovani sono sempre più convinti che il sistema corrotto debba essere rovesciato.
Sui social media si diffondono appelli per aiutare gli ammalati e le famiglie dei manifestanti. Gruppi clandestini di dottori e infermieri offrono cure in ambulatori segreti. Non c'è un leader, ma solo una presenza concreta di persone disposte a combattere.
Internet va e viene: la paura è che gli ayatollah lo spengano del tutto. La protesta non ha un piano chiaro. "Abbiamo cambiato la cultura delle nostre famiglie", dice Mina, 23enne studentessa di Matematica.