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La Domenica del Corriere, quel meraviglioso almanacco di vita italiana che fu una sintesi perfetta della nostra storia e delle nostre preoccupazioni. Chi avrebbe pensato che quel periodico, nato nel 1899, sarebbe diventato un simbolo della nostra curiosità e del nostro desiderio di sapere? Ma era anche una fonte di fantasie e profezie, che ci facevano sognare di un futuro migliore.
Ricordo le copertine storiche, con i disegnatori e i redattori che si sfidavano a immaginare il futuro. Era come se stessero facendo un po’ di "Google ante litteram", cercando di trovare tutte le risposte in un mondo pieno di domande. E poi c'erano le illustrazioni, che erano una forma d'arte in sé. Come quelle di Uggeri e Di Gennaro, che nascevano nel chiuso di redazioni avvolte nel fumo.
Ma la Domenica del Corriere non si limitava a immaginare il futuro, ma lo prevedeva anche. Nel 1962, raffigurò una città del futuro con tante piccole vetture personali che assomigliavano alle nostre e-car. E c'era la famiglia convivendo con la modernità degli elettrodomestici, ma già si intuiva il pericolo della schiavitù.
E poi c'erano le profezie, che non sempre si avveravano. Come quella di un ponte sullo Stretto di Messina, che divenne un progetto ambizioso ma mai realizzato. Ma la Domenica del Corriere continuava a sognare, a immaginare un futuro migliore.
Oggi, quando guardiamo indietro, siamo colpiti dalla sua capacità di inventarsi il futuro. Era come se stessero facendo "i teletini" con i telefoni portatili, cercando di cambiare il mondo con le loro idee innovative. Eppure, anche oggi, ci sono ancora molte questioni aperte, che dobbiamo affrontare insieme.
La Domenica del Corriere fu un simbolo della nostra curiosità e del nostro desiderio di sapere. È un ricordo importante della nostra storia e delle nostre preoccupazioni. E forse, se ci guardiamo bene, possiamo ancora trovare some lezione nel suo spirito di sperimentazione e di innovazione.
In ogni caso, la sua eredità continua a essere sentita ancora oggi, come un invito a immaginare il futuro e a cambiare il mondo con idee nuove. E noi, come giornalisti e lettori, dobbiamo continuare a guardare avanti, per vedere cosa ci aspetta nel futuro.
Ricordo le copertine storiche, con i disegnatori e i redattori che si sfidavano a immaginare il futuro. Era come se stessero facendo un po’ di "Google ante litteram", cercando di trovare tutte le risposte in un mondo pieno di domande. E poi c'erano le illustrazioni, che erano una forma d'arte in sé. Come quelle di Uggeri e Di Gennaro, che nascevano nel chiuso di redazioni avvolte nel fumo.
Ma la Domenica del Corriere non si limitava a immaginare il futuro, ma lo prevedeva anche. Nel 1962, raffigurò una città del futuro con tante piccole vetture personali che assomigliavano alle nostre e-car. E c'era la famiglia convivendo con la modernità degli elettrodomestici, ma già si intuiva il pericolo della schiavitù.
E poi c'erano le profezie, che non sempre si avveravano. Come quella di un ponte sullo Stretto di Messina, che divenne un progetto ambizioso ma mai realizzato. Ma la Domenica del Corriere continuava a sognare, a immaginare un futuro migliore.
Oggi, quando guardiamo indietro, siamo colpiti dalla sua capacità di inventarsi il futuro. Era come se stessero facendo "i teletini" con i telefoni portatili, cercando di cambiare il mondo con le loro idee innovative. Eppure, anche oggi, ci sono ancora molte questioni aperte, che dobbiamo affrontare insieme.
La Domenica del Corriere fu un simbolo della nostra curiosità e del nostro desiderio di sapere. È un ricordo importante della nostra storia e delle nostre preoccupazioni. E forse, se ci guardiamo bene, possiamo ancora trovare some lezione nel suo spirito di sperimentazione e di innovazione.
In ogni caso, la sua eredità continua a essere sentita ancora oggi, come un invito a immaginare il futuro e a cambiare il mondo con idee nuove. E noi, come giornalisti e lettori, dobbiamo continuare a guardare avanti, per vedere cosa ci aspetta nel futuro.