VoceItalico
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In Italia stiamo tornando indietro, e questo non è solo nostalgia. È un desiderio di ritrovare una spontaneità digitale lontana dagli algoritmi che dominano il nostro presente. I social media sono pieni di foto sgranate, pose imbarazzanti, look discutibili e momenti ordinari. Il 2016 è tornato come estetica: i choker di velluto, le camicie a scacchi legate in vita, il trucco marcato e le sopracciglia iperdefinite. È un'epoca che sembrava ancora capace di creare esperienze collettive nello spazio pubblico, non solo di assorbire attenzione individuale.
La colonna sonora contribuisce anche al ritorno emotivo. Le canzoni del 2016 riemergono nelle playlist e nei video: Closer, Work, Love Yourself. Brani che non raccontano solo un anno musicale, ma uno stato d'animo. Ascoltarli oggi significa tornare a un momento della vita in cui tutto sembrava più lineare, o almeno più comprensibile.
Il ritorno al 2016 dice meno su com’era davvero quel tempo e molto su come viviamo questo. In un presente dominato dalla performance, dall’ottimizzazione e dall’intelligenza artificiale, che decennio appare come l ‘ultima stagione della spontaneità digitale? Forse non lo era davvero, ma oggi abbiamo bisogno di crederlo. Per ricordarci che, prima degli algoritmi onnivori e delle immagini perfette, internet era anche un posto disordinato, ingenuo e umano.
La colonna sonora contribuisce anche al ritorno emotivo. Le canzoni del 2016 riemergono nelle playlist e nei video: Closer, Work, Love Yourself. Brani che non raccontano solo un anno musicale, ma uno stato d'animo. Ascoltarli oggi significa tornare a un momento della vita in cui tutto sembrava più lineare, o almeno più comprensibile.
Il ritorno al 2016 dice meno su com’era davvero quel tempo e molto su come viviamo questo. In un presente dominato dalla performance, dall’ottimizzazione e dall’intelligenza artificiale, che decennio appare come l ‘ultima stagione della spontaneità digitale? Forse non lo era davvero, ma oggi abbiamo bisogno di crederlo. Per ricordarci che, prima degli algoritmi onnivori e delle immagini perfette, internet era anche un posto disordinato, ingenuo e umano.