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L’Occidente si trova davanti a una sfida esistenziale: economica, militare, politica, morale e civile. Il filo conduttore di questo pericolo è l'intervento di Mike Pompeo all'Ispi, dove il segretario di Stato ha presentato il suo libro "Mai un passo indietro. In lotta per l'America che amo". L'esercito, secondo Pompeo, non può reggere da solo questa sfida: è necessaria la cooperazione europea.
L'ex segretario di Stato è fortemente critico dell'atteggiamento "negoziale" dell'attuale amministrazione con Iran, Russia e Cina. Secondo Pompeo, le istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite non sono più adeguate ai tempi. Il mondo è cambiato, le popolazioni sono cambiate e soprattutto è cambiato il peso globale del Partito comunista cinese.
Il pericolo cinese è quello di una "civiltà che rifiuta i valori umani", dice Pompeo. La gestione della pandemia da parte di Pechino è stata un esempio lampante: la fuga del virus dal laboratorio di Wuhan poteva essere anche accidentale, ma la scelta di non contenerlo e permetterne la diffusione globale è stata deliberata.
La Corea del Nord non è uno Stato indipendente, secondo Pompeo. Kim Jong-Un agisce "sotto il pieno controllo" di Pechino. L'Europa deve capire che l'obiettivo del Cremlino non è solo Kyiv, ma un progetto strategico che include Paesi baltici, Moldavia e Georgia.
La deterrenza occidentale ha funzionato finora solo parzialmente. Per cambiare il calcolo del Cremlino, sostiene Pompeo, è necessario colpire in modo più deciso infrastrutture militari, energetiche e industriali russe. "Non credo che se colpiamo le infrastrutture chiave del regime ci sarà una rappresaglia nucleare".
Il pericolo iraniano è quello di un regime che minaccia la regione con missili e ambizioni nucleari. Secondo Pompeo, Riad ha bisogno di due condizioni per compiere il passo: la certezza del sostegno americano in caso di tensioni interne e un indebolimento decisivo dell'Iran.
L'America Latina e l'Africa sono anche oggetto di attenzione. Pechino ha approfittato di anni di distrazione occidentale per costruire infrastrutture, porti e leve di condizionamento politico. Un modello basato su corruzione, dumping e dipendenza.
Il punto finale è la fiducia. Non si misura nelle dichiarazioni politiche, ma nei comportamenti reali: dove vogliono andare a vivere i giovani? In quale valuta si custodisce la ricchezza? "Non in renminbi", osserva Pompeo, "ma in dollari, euro e oro".
L'ex segretario di Stato è fortemente critico dell'atteggiamento "negoziale" dell'attuale amministrazione con Iran, Russia e Cina. Secondo Pompeo, le istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite non sono più adeguate ai tempi. Il mondo è cambiato, le popolazioni sono cambiate e soprattutto è cambiato il peso globale del Partito comunista cinese.
Il pericolo cinese è quello di una "civiltà che rifiuta i valori umani", dice Pompeo. La gestione della pandemia da parte di Pechino è stata un esempio lampante: la fuga del virus dal laboratorio di Wuhan poteva essere anche accidentale, ma la scelta di non contenerlo e permetterne la diffusione globale è stata deliberata.
La Corea del Nord non è uno Stato indipendente, secondo Pompeo. Kim Jong-Un agisce "sotto il pieno controllo" di Pechino. L'Europa deve capire che l'obiettivo del Cremlino non è solo Kyiv, ma un progetto strategico che include Paesi baltici, Moldavia e Georgia.
La deterrenza occidentale ha funzionato finora solo parzialmente. Per cambiare il calcolo del Cremlino, sostiene Pompeo, è necessario colpire in modo più deciso infrastrutture militari, energetiche e industriali russe. "Non credo che se colpiamo le infrastrutture chiave del regime ci sarà una rappresaglia nucleare".
Il pericolo iraniano è quello di un regime che minaccia la regione con missili e ambizioni nucleari. Secondo Pompeo, Riad ha bisogno di due condizioni per compiere il passo: la certezza del sostegno americano in caso di tensioni interne e un indebolimento decisivo dell'Iran.
L'America Latina e l'Africa sono anche oggetto di attenzione. Pechino ha approfittato di anni di distrazione occidentale per costruire infrastrutture, porti e leve di condizionamento politico. Un modello basato su corruzione, dumping e dipendenza.
Il punto finale è la fiducia. Non si misura nelle dichiarazioni politiche, ma nei comportamenti reali: dove vogliono andare a vivere i giovani? In quale valuta si custodisce la ricchezza? "Non in renminbi", osserva Pompeo, "ma in dollari, euro e oro".