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Un caso che continua a puzzolare la mente: quello di Nada Cella. La criminologa Antonella Delfino Pesce ha scoperto un nuovo capello, ma non è riuscita a riaprire il caso. Sembra che la sua ricerca sia stata troppo superficiale. Ma il suo lavoro non è finito qui.
La Delfino Pesce era una giovane studentessa di criminologia quando conobbe Silvana Cecere, madre della vittima Nada Cella. La donna le aveva chiesto aiuto per sciogliere i nodi del caso: la figlia era stata uccisa a Chiavari nel 1993 e la polizia non riusciva a trovare il colpevole. La Delfino Pesce si è immersa nella materia, studiando 12 mila pagine di cartaceo, ma non ha trovato una pista sufficiente.
All'epoca della sua ricerca, la Delfino Pesce aveva scoperto che i bottoni trovati a casa Cecere erano identici a quelli sotto al cadavere di Nada. Ma il problema era che lei non sapeva che quei bottoni provenivano dalla giacca del suo ex.
Il caso è stato riaperto solo grazie alla sua ricerca, grazie alla quale ha scoperto l'errore dell'epoca: la famiglia della vittima non aveva informato il pm dell'epoca dei risultati delle analisi di DNA. La Delfino Pesce ha anche trovato che Filippo Gebbia, lo stesso pm che aveva chiuso il caso all'epoca, non aveva passato l'informazione alla polizia giudiziaria.
La Delfino Pesce è orgogliosa della sua ricerca e ritiene che sia stata decisiva. Tuttavia, le sue parole sulla possibilità di un nuovo arresto sono state tese: "Non si può gioire. Qui è morta una ragazza e la vita della mamma è stata distrutta".
La Delfino Pesce amava i cavalli e crede che questo le abbia aiutato a fare il suo lavoro, sviluppando intuito e sensibilità superiori rispetto agli altri. Ma anche lei non teme di incontrare Silvana Cecere: "Quella donna continua a farmi paura".
La Delfino Pesce era una giovane studentessa di criminologia quando conobbe Silvana Cecere, madre della vittima Nada Cella. La donna le aveva chiesto aiuto per sciogliere i nodi del caso: la figlia era stata uccisa a Chiavari nel 1993 e la polizia non riusciva a trovare il colpevole. La Delfino Pesce si è immersa nella materia, studiando 12 mila pagine di cartaceo, ma non ha trovato una pista sufficiente.
All'epoca della sua ricerca, la Delfino Pesce aveva scoperto che i bottoni trovati a casa Cecere erano identici a quelli sotto al cadavere di Nada. Ma il problema era che lei non sapeva che quei bottoni provenivano dalla giacca del suo ex.
Il caso è stato riaperto solo grazie alla sua ricerca, grazie alla quale ha scoperto l'errore dell'epoca: la famiglia della vittima non aveva informato il pm dell'epoca dei risultati delle analisi di DNA. La Delfino Pesce ha anche trovato che Filippo Gebbia, lo stesso pm che aveva chiuso il caso all'epoca, non aveva passato l'informazione alla polizia giudiziaria.
La Delfino Pesce è orgogliosa della sua ricerca e ritiene che sia stata decisiva. Tuttavia, le sue parole sulla possibilità di un nuovo arresto sono state tese: "Non si può gioire. Qui è morta una ragazza e la vita della mamma è stata distrutta".
La Delfino Pesce amava i cavalli e crede che questo le abbia aiutato a fare il suo lavoro, sviluppando intuito e sensibilità superiori rispetto agli altri. Ma anche lei non teme di incontrare Silvana Cecere: "Quella donna continua a farmi paura".