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"Giappone: la breve stagione della svolta"
Il Giappone si appella alle urne il 8 febbraio, in una scelta che sembra esemplare per le incertezze politiche del Paese. La premier Sanae Takaichi, prima donna a governare il Giappone, ha deciso di capitalizzare la sua popolarità per rafforzare la maggioranza parlamentare e consolidare la propria leadership.
La mossa è ambiziosa: 16 giorni tra scioglimento e voto, il periodo più breve dal dopoguerra. Il calendario è eccezionale, poiché evita mesi di lavori parlamentari e scontri con l'opposizione che potrebbero erodere il consenso. Tuttavia, la scelta di anticipare le elezioni sembra anche difensiva: Takaichi cerca di evitare mesi di dibattito sulla politica economica e sul finanziamento del sistema di welfare.
Il Giappone è alle prese con una crisi del costo della vita che dura da quasi quattro anni. I salari reali sono in calo, la crescita economiche è debole e l'inflazione su beni essenziali come cibo ed energia è alta. Tutti promettono tagli alla tassa sui consumi, ma il rischio è un buco nei conti pubblici e nel finanziamento del sistema di welfare.
La sicurezza nazionale è un tema divisivo: Takaichi rappresenta l'ala più assertiva del Partito Liberal Democratico (Ldp) e ha lasciato intendere di voler affrontare temi come il rafforzamento della difesa e il dibattito sui limiti storici imposti al Giappone in materia militare. Queste posizioni polarizzano l'elettorato.
Infine, cresce il tema dell'immigrazione e della presenza straniera. La comparsa di piccoli partiti nazionalisti come Sanseito segnala un malessere diffuso che il Ldp cerca di intercettare irrigidendo il discorso sui controlli.
La scelta elettorale del Giappone è importante non solo per il Paese, ma anche per l'Europa e l'Italia. La svolta conservatrice e assertiva che potrebbe imboccare il Giappone riguarda da vicino anche le questioni economiche, diplomatiche e strategiche.
Il voto del 8 febbraio sarà un indicatore importante della tendenza dell'elettorato giapponese. Se il Ldp e gli alleati otterranno una maggioranza solida, Takaichi ne uscirà rafforzata. Ma se perdono la maggioranza, si aprirebbe una fase di instabilità, con una nuova corsa alla leadership nel partito di governo e ritardi sull'approvazione del bilancio.
L'Euro-Deutsche Welle, che ha condotto un'inchiesta sui temi più caldi delle elezioni giapponesi, ne spiega i motivi: "La scelta del Giappone è particolarmente interessante. Il partito di governo rappresenta l'ala più conservatrice del movimento politico, mentre la coalizione di opposizione è più centrista e aperta alle riforme".
Il Giappone si appella alle urne il 8 febbraio, in una scelta che sembra esemplare per le incertezze politiche del Paese. La premier Sanae Takaichi, prima donna a governare il Giappone, ha deciso di capitalizzare la sua popolarità per rafforzare la maggioranza parlamentare e consolidare la propria leadership.
La mossa è ambiziosa: 16 giorni tra scioglimento e voto, il periodo più breve dal dopoguerra. Il calendario è eccezionale, poiché evita mesi di lavori parlamentari e scontri con l'opposizione che potrebbero erodere il consenso. Tuttavia, la scelta di anticipare le elezioni sembra anche difensiva: Takaichi cerca di evitare mesi di dibattito sulla politica economica e sul finanziamento del sistema di welfare.
Il Giappone è alle prese con una crisi del costo della vita che dura da quasi quattro anni. I salari reali sono in calo, la crescita economiche è debole e l'inflazione su beni essenziali come cibo ed energia è alta. Tutti promettono tagli alla tassa sui consumi, ma il rischio è un buco nei conti pubblici e nel finanziamento del sistema di welfare.
La sicurezza nazionale è un tema divisivo: Takaichi rappresenta l'ala più assertiva del Partito Liberal Democratico (Ldp) e ha lasciato intendere di voler affrontare temi come il rafforzamento della difesa e il dibattito sui limiti storici imposti al Giappone in materia militare. Queste posizioni polarizzano l'elettorato.
Infine, cresce il tema dell'immigrazione e della presenza straniera. La comparsa di piccoli partiti nazionalisti come Sanseito segnala un malessere diffuso che il Ldp cerca di intercettare irrigidendo il discorso sui controlli.
La scelta elettorale del Giappone è importante non solo per il Paese, ma anche per l'Europa e l'Italia. La svolta conservatrice e assertiva che potrebbe imboccare il Giappone riguarda da vicino anche le questioni economiche, diplomatiche e strategiche.
Il voto del 8 febbraio sarà un indicatore importante della tendenza dell'elettorato giapponese. Se il Ldp e gli alleati otterranno una maggioranza solida, Takaichi ne uscirà rafforzata. Ma se perdono la maggioranza, si aprirebbe una fase di instabilità, con una nuova corsa alla leadership nel partito di governo e ritardi sull'approvazione del bilancio.
L'Euro-Deutsche Welle, che ha condotto un'inchiesta sui temi più caldi delle elezioni giapponesi, ne spiega i motivi: "La scelta del Giappone è particolarmente interessante. Il partito di governo rappresenta l'ala più conservatrice del movimento politico, mentre la coalizione di opposizione è più centrista e aperta alle riforme".