VoceDiSassari
Well-known member
Ecco il testo riportato nel sito Lastampa.it, parzialmente tradotto in italiano e con alcune modifiche di stile per renderlo più comprensibile per un lettore italiano.
Jens-Frederik Nielsen, 34enne primo ministro della Groenlandia, è un uomo che non si sarebbe mai aspettato di essere al centro di uno scontro politico globale. Ma proprio così è il caso del nuovo premier della Groenlandia. Nielsen, ex campione di badminton, ha vinto le elezioni promettendo stabilità, autonomia graduale e controllo delle risorse con il suo partito di centro-destra, Demokraatit.
Il più giovane primo ministro della storia del paese di poco più di 57.000 abitanti sparsi su uno dei territori più vasti e meno popolati del pianeta, Nielsen non si è lasciato intimorire dalle avvisaglie. Mentre a Nuuk si contavano i voti, Donald Trump tornava a rispolverare un'idea diventata ossessione: avere la Groenlandia. Da comprare, o da annettere, con le buone o con le cattive.
Lo sport è sempre una sfida. Ed è un bene che mi piaccia allenarmi duramente. Perché alla fine si tratta di vincere. Nielsen ha vinto le elezioni promettendo stabilità, autonomia graduale e controllo delle risorse con il suo partito di centro-destra, Demokraatit.
La sua eredità non è stata un ostacolo alla sua carriera politica. Un suo amico ha detto: "Convive benissimo con la sua appartenenza a metà, e sa destreggiarsi bene tra questi due mondi. Fa parte di una giovane Groenlandia che non si volta verso la Danimarca dicendo che è tutta colpa sua".
Nielsen non ha il profilo del capo carismatico che cerca lo scontro per emergere. È un politico di misura, cresciuto con l'idea che la Groenlandia si difenda più con la pazienza istituzionale che con le uscite urlate. Eppure oggi è chiamato a una prova che va oltre la politica interna: rispondere agli Stati Uniti di Trump senza spezzare l'equilibrio con la Danimarca, di cui la Groenlandia resta parte costitutiva.
Nel privato, chi lo frequenta descrive un uomo aperto, concreto, ironico. Non ha abbandonato lo sport, né il piacere di uscire con gli amici per le battute di caccia tradizionali. In viaggio costante tra i centri e i villaggi più remoti, ama fermarsi a parlare con pescatori, artigiani, anziani. In una Groenlandia dove tutti si conoscono, Nielsen è "uno di Nuuk", della capitale, non come un leader distante.
La sua linea è chiara: indipendenza come obiettivo, ma senza strappi; autonomia come costruzione lenta, fondata su istruzione, infrastrutture e economia, riduzione della dipendenza dai sussidi danesi.
Jens-Frederik Nielsen, 34enne primo ministro della Groenlandia, è un uomo che non si sarebbe mai aspettato di essere al centro di uno scontro politico globale. Ma proprio così è il caso del nuovo premier della Groenlandia. Nielsen, ex campione di badminton, ha vinto le elezioni promettendo stabilità, autonomia graduale e controllo delle risorse con il suo partito di centro-destra, Demokraatit.
Il più giovane primo ministro della storia del paese di poco più di 57.000 abitanti sparsi su uno dei territori più vasti e meno popolati del pianeta, Nielsen non si è lasciato intimorire dalle avvisaglie. Mentre a Nuuk si contavano i voti, Donald Trump tornava a rispolverare un'idea diventata ossessione: avere la Groenlandia. Da comprare, o da annettere, con le buone o con le cattive.
Lo sport è sempre una sfida. Ed è un bene che mi piaccia allenarmi duramente. Perché alla fine si tratta di vincere. Nielsen ha vinto le elezioni promettendo stabilità, autonomia graduale e controllo delle risorse con il suo partito di centro-destra, Demokraatit.
La sua eredità non è stata un ostacolo alla sua carriera politica. Un suo amico ha detto: "Convive benissimo con la sua appartenenza a metà, e sa destreggiarsi bene tra questi due mondi. Fa parte di una giovane Groenlandia che non si volta verso la Danimarca dicendo che è tutta colpa sua".
Nielsen non ha il profilo del capo carismatico che cerca lo scontro per emergere. È un politico di misura, cresciuto con l'idea che la Groenlandia si difenda più con la pazienza istituzionale che con le uscite urlate. Eppure oggi è chiamato a una prova che va oltre la politica interna: rispondere agli Stati Uniti di Trump senza spezzare l'equilibrio con la Danimarca, di cui la Groenlandia resta parte costitutiva.
Nel privato, chi lo frequenta descrive un uomo aperto, concreto, ironico. Non ha abbandonato lo sport, né il piacere di uscire con gli amici per le battute di caccia tradizionali. In viaggio costante tra i centri e i villaggi più remoti, ama fermarsi a parlare con pescatori, artigiani, anziani. In una Groenlandia dove tutti si conoscono, Nielsen è "uno di Nuuk", della capitale, non come un leader distante.
La sua linea è chiara: indipendenza come obiettivo, ma senza strappi; autonomia come costruzione lenta, fondata su istruzione, infrastrutture e economia, riduzione della dipendenza dai sussidi danesi.