L'Occidente si trova davanti a una sfida esistenziale: non solo economica e militare, ma profondamente politica, morale e civile. Il filo conduttore di questo pericolo è la dipendenza dal Cina, che ha assorbito un capitale umano occidentale attraverso università e ricerca, rafforzando un sistema che oggi non ha alcuna intenzione di cooperare.
Il problema, secondo Pompeo, è che l'Occidente non si rende pienamente consapevole della minaccia cinese. "Se il mondo non reagisce con la stessa forza mostrata in altre tragedie", afferma, "io mi preoccupo". Il regime cinese è stato responsabile di decine di migliaia di morti in poche decine di ore, inclusi feriti uccisi negli ospedali.
Il true node, però, è umano e culturale. "Il cervello conta più della marina e dell'esercito". La Cina lavora attivamente per delegittimare il ruolo storico dell'Occidente e convincerlo di non meritare più la leadership globale.
L'ex segretario di Stato americano sostiene che l'Europa deve capire che il Cremlino considera i Paesi baltici, Moldavia e Georgia parte integrante della Russia. Per cambiare il calcolo del Cremlino, è necessario colpire in modo più deciso infrastrutture militari, energetiche e industriali russe.
Sul capitolo iraniano, Pompeo descrive le proteste degli ultimi mesi come radicalmente diverse dal passato: non solo per estensione geografica, ma anche per composizione sociale e profondità economica. Commercianti, studenti, anziani: una ribellione trasversale alimentata dal collasso delle condizioni di vita.
La risposta del regime è stata, secondo Pompeo, di una brutalità senza precedenti: decine di migliaia di morti in poche decine di ore, inclusi feriti uccisi negli ospedali. "Pensare di fare un accordo con questo regime è semplicemente ingenuo", sostiene.
L'opposizione degli Accordi di Abramo restano un tassello importante: il primo riconoscimento, dopo decenni, del diritto all'esistenza di Israele da parte di Paesi arabi. L'assenza dell'Arabia Saudita resta però il grande tassello mancante.
Secondo l'ex segretario di Stato americano, Riad ha bisogno di due condizioni per compiere il passo: la certezza del sostegno americano in caso di tensioni interne e un indebolimento decisivo dell'Iran. Finché Teheran continuerà a minacciare la regione con missili e ambizioni nucleari, per i sauditi sarà difficile esporsi.
La Nato è chiamata a "fare la sua parte", rafforzando difesa, sicurezza e autonomia strategica. Ma la cooperazione più importante non è militare né economica: è psicologica e culturale.
Il problema, secondo Pompeo, è che l'Occidente non si rende pienamente consapevole della minaccia cinese. "Se il mondo non reagisce con la stessa forza mostrata in altre tragedie", afferma, "io mi preoccupo". Il regime cinese è stato responsabile di decine di migliaia di morti in poche decine di ore, inclusi feriti uccisi negli ospedali.
Il true node, però, è umano e culturale. "Il cervello conta più della marina e dell'esercito". La Cina lavora attivamente per delegittimare il ruolo storico dell'Occidente e convincerlo di non meritare più la leadership globale.
L'ex segretario di Stato americano sostiene che l'Europa deve capire che il Cremlino considera i Paesi baltici, Moldavia e Georgia parte integrante della Russia. Per cambiare il calcolo del Cremlino, è necessario colpire in modo più deciso infrastrutture militari, energetiche e industriali russe.
Sul capitolo iraniano, Pompeo descrive le proteste degli ultimi mesi come radicalmente diverse dal passato: non solo per estensione geografica, ma anche per composizione sociale e profondità economica. Commercianti, studenti, anziani: una ribellione trasversale alimentata dal collasso delle condizioni di vita.
La risposta del regime è stata, secondo Pompeo, di una brutalità senza precedenti: decine di migliaia di morti in poche decine di ore, inclusi feriti uccisi negli ospedali. "Pensare di fare un accordo con questo regime è semplicemente ingenuo", sostiene.
L'opposizione degli Accordi di Abramo restano un tassello importante: il primo riconoscimento, dopo decenni, del diritto all'esistenza di Israele da parte di Paesi arabi. L'assenza dell'Arabia Saudita resta però il grande tassello mancante.
Secondo l'ex segretario di Stato americano, Riad ha bisogno di due condizioni per compiere il passo: la certezza del sostegno americano in caso di tensioni interne e un indebolimento decisivo dell'Iran. Finché Teheran continuerà a minacciare la regione con missili e ambizioni nucleari, per i sauditi sarà difficile esporsi.
La Nato è chiamata a "fare la sua parte", rafforzando difesa, sicurezza e autonomia strategica. Ma la cooperazione più importante non è militare né economica: è psicologica e culturale.