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La situazione iraniana si sta facendo sempre più tesa. Il presidente Trump è tornato a parlare di azione militare contro il regime, anche se ancora non c'è una decisione definitiva. I suoi collaboratori stanno cercando di convincerlo a esplorare tutte le opzioni, compresa un attacco informatico o un colpo alla sicurezza interna iraniana.
Ma Trump è determinato ad aumentare la pressione e ha annunciato dazi del 25% su qualsiasi Paese che intrattiene rapporti commerciali con l'Iran. Questa mossa lo sta isolando economicamente, ma anche trascinando gli Stati Uniti in una crisi regionale più vasta.
Il Dipartimento di Stato e l'ambasciata virtuale statunitense a Teheran hanno emesso un'avviso urgente a tutti i cittadini di lasciare il Paese. La situazione è fluida e imprevedibile, ma si sente che a Washington si stanno preparando anche agli scenari peggiori.
I consiglieri senior del presidente Trump si incontreranno per discutere le opzioni disponibili. Tra queste potrebbero figurare attacchi militari, l'uso di armi cyber segrete, l'ampliamento delle sanzioni e il rifornimento di aiuti online a fonti antigovernative. Ma gli attacchi diretti contro il programma nucleare iraniano o i siti di lancio di missili balistici sembrano essere esclusi.
Il Pentagono sta presentando a Trump una gamma di opzioni di attacco più ampia di quanto precedentemente riportato, ma l'attenzione si concentra sulle azioni più soft, come un attacco informatico o un colpo alla sicurezza interna iraniana. Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià iraniano, ha esortato Trump a prendere una decisione abbastanza presto e ha invitato gli iraniani a protestare.
Anche l'imperatrice Farah Pahlavi, vedova dell'ultimo scià di Persia, ha lanciato un nuovo messaggio sul suo profilo Instagram, elogiando il "coraggio, il patriottismo e la dedizione" dei manifestanti in Iran. Ma la risposta di Teheran alle pressioni di Washington è stata esplicita: Mohammad Qalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha lanciato un avvertimento diretto a Washington: "In caso di attacco, sia Israele che tutte le basi e le navi statunitensi saranno il nostro obiettivo".
La diplomazia resta formalmente sul tavolo, ma appare sempre più fragile. La situazione iraniana è in crisi, con almeno 505 morti tra i manifestanti e 113 militari, secondo il gruppo per i diritti umani HRANA. L'Iran continua a non fornire un bilancio ufficiale delle vittime, attribuendo lo spargimento di sangue all'interferenza statunitense e a quelli che definisce "terroristi sostenuti da Israele e dagli Stati Uniti".
Ma Trump è determinato ad aumentare la pressione e ha annunciato dazi del 25% su qualsiasi Paese che intrattiene rapporti commerciali con l'Iran. Questa mossa lo sta isolando economicamente, ma anche trascinando gli Stati Uniti in una crisi regionale più vasta.
Il Dipartimento di Stato e l'ambasciata virtuale statunitense a Teheran hanno emesso un'avviso urgente a tutti i cittadini di lasciare il Paese. La situazione è fluida e imprevedibile, ma si sente che a Washington si stanno preparando anche agli scenari peggiori.
I consiglieri senior del presidente Trump si incontreranno per discutere le opzioni disponibili. Tra queste potrebbero figurare attacchi militari, l'uso di armi cyber segrete, l'ampliamento delle sanzioni e il rifornimento di aiuti online a fonti antigovernative. Ma gli attacchi diretti contro il programma nucleare iraniano o i siti di lancio di missili balistici sembrano essere esclusi.
Il Pentagono sta presentando a Trump una gamma di opzioni di attacco più ampia di quanto precedentemente riportato, ma l'attenzione si concentra sulle azioni più soft, come un attacco informatico o un colpo alla sicurezza interna iraniana. Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià iraniano, ha esortato Trump a prendere una decisione abbastanza presto e ha invitato gli iraniani a protestare.
Anche l'imperatrice Farah Pahlavi, vedova dell'ultimo scià di Persia, ha lanciato un nuovo messaggio sul suo profilo Instagram, elogiando il "coraggio, il patriottismo e la dedizione" dei manifestanti in Iran. Ma la risposta di Teheran alle pressioni di Washington è stata esplicita: Mohammad Qalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha lanciato un avvertimento diretto a Washington: "In caso di attacco, sia Israele che tutte le basi e le navi statunitensi saranno il nostro obiettivo".
La diplomazia resta formalmente sul tavolo, ma appare sempre più fragile. La situazione iraniana è in crisi, con almeno 505 morti tra i manifestanti e 113 militari, secondo il gruppo per i diritti umani HRANA. L'Iran continua a non fornire un bilancio ufficiale delle vittime, attribuendo lo spargimento di sangue all'interferenza statunitense e a quelli che definisce "terroristi sostenuti da Israele e dagli Stati Uniti".