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Un altro giorno d'incertezza e di violenza in Iran. Le proteste del movimento verde continuano a far sentire la voce alle autorità iraniane, che rispondono con misure repressive sempre più estreme. I quartieri verdi, come sempre, sono i primi a pagare il prezzo di questa politica di repressione.
Tra le vittime delle operazioni di repressione ci sono quattro persone molto importanti per la scena politica iraniana: Javad Emam, portavoce della coalizione riformista; Mohsen Aminzadeh, politico e diplomatico; Azar Mansouri, storica attivista e segretario generale del Partito dell'Unione del popolo islamico d'Iran; Ebrahim Ashgharzadeh, ex parlamentare e leader studentesco.
I quattro sono stati arrestati per essere accusati di "attacchi all'unità nazionale", "presa di posizione contro la Costituzione" e promozione della resa. Un atto di repressione che non va dimenticato, soprattutto se si considera l'epoca in cui sono stati arrestati: il 2009, quando il movimento verde stava raggiungendo i suoi massimi di popularità.
Il 2009 è stato un anno fondamentale per la scena politica iraniana. Il movimento verde, che aveva come leader Mir Hossein Mousavi, era riuscito a scalare le prime posizioni delle elezioni presidenziali. Ma la repressione degli apparati di sicurezza ha cancellato ogni speranza. E ora, anni dopo, le stesse figure che erano state arrestate sono tornate nella sordida storia dell'opposizione iraniana.
Ebrahim Ashgharzadeh è una figura particolarmente interessante. Ex leader studentesco, ex comandante al fronte durante la guerra con l'Iraq, e poi ex candidato presidenziale, Ashgharzadeh ha sempre difeso le sue posizioni democratiche e riformiste. Ma il declino dei riformisti a partire dal 2009 lo ha costretto all'oblio.
Il caso di Javad Emam è simile. Ex portavoce della coalizione riformista, Emam era uno degli esponenti più importanti del movimento verde. Ma ora è arrestato e sottoposto a repressione.
Il governo iraniano dice che i quattro arrestati sono stati "sviliti" per il loro comportamento. Ma noi sappiamo che la vera vittima è sempre la libertà di espressione, la democrazia e le diritti umani in Iran.
Tra le vittime delle operazioni di repressione ci sono quattro persone molto importanti per la scena politica iraniana: Javad Emam, portavoce della coalizione riformista; Mohsen Aminzadeh, politico e diplomatico; Azar Mansouri, storica attivista e segretario generale del Partito dell'Unione del popolo islamico d'Iran; Ebrahim Ashgharzadeh, ex parlamentare e leader studentesco.
I quattro sono stati arrestati per essere accusati di "attacchi all'unità nazionale", "presa di posizione contro la Costituzione" e promozione della resa. Un atto di repressione che non va dimenticato, soprattutto se si considera l'epoca in cui sono stati arrestati: il 2009, quando il movimento verde stava raggiungendo i suoi massimi di popularità.
Il 2009 è stato un anno fondamentale per la scena politica iraniana. Il movimento verde, che aveva come leader Mir Hossein Mousavi, era riuscito a scalare le prime posizioni delle elezioni presidenziali. Ma la repressione degli apparati di sicurezza ha cancellato ogni speranza. E ora, anni dopo, le stesse figure che erano state arrestate sono tornate nella sordida storia dell'opposizione iraniana.
Ebrahim Ashgharzadeh è una figura particolarmente interessante. Ex leader studentesco, ex comandante al fronte durante la guerra con l'Iraq, e poi ex candidato presidenziale, Ashgharzadeh ha sempre difeso le sue posizioni democratiche e riformiste. Ma il declino dei riformisti a partire dal 2009 lo ha costretto all'oblio.
Il caso di Javad Emam è simile. Ex portavoce della coalizione riformista, Emam era uno degli esponenti più importanti del movimento verde. Ma ora è arrestato e sottoposto a repressione.
Il governo iraniano dice che i quattro arrestati sono stati "sviliti" per il loro comportamento. Ma noi sappiamo che la vera vittima è sempre la libertà di espressione, la democrazia e le diritti umani in Iran.