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L'Iran è scivolato nel caos, con almeno 72 morti e oltre 2.300 arrestati, secondo gli attivisti di Human Rights Activists News Agency. Ma il bilancio potrebbe essere peggiore. Secondo quanto riferito da un medico al Time, ci sono stati almeno 217 morti registrati giovedì sera in solo 6 ospedali di Teheran.
La situazione è preoccupante, con testimonianze arrivate alla Bbc da medici in Iran che parlano di ospedali pieni di feriti, in particolare per colpi d'arma da fuoco alla testa e agli occhi. In questo contesto, il leader supremo Ali Khamenei ha innalzato l'allerta, mentre il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha avvertito che chiunque partecipi alle proteste sarà considerato un "nemico di Dio", un reato punibile con la pena di morte.
Le proteste sono iniziati lo scorso 28 dicembre contro il caro-vita legato al crollo della moneta, il rial, che viene scambiato a oltre 1,4 milioni per 1 dollaro. Si è estese rapidamente, arrivando a chiedere il rovesciamento del sistema autoritario che governa il Paese da 1979.
La Guida suprema iraniana ha messo il corpo dei Guardiani della rivoluzione in uno stato d'allerta più elevato rispetto a quello durante la guerra di 12 giorni con Israele. Il regista iraniano Jafar Panahi ha lanciato l'allarme per il blackout di internet, chiedendo l'aiuto della comunità internazionale.
Il principe Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi, sta provando a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel futuro del suo Paese. Dopo avere chiesto venerdì l'intervento di Donald Trump, ha chiesto proteste per sabato e domenica puntando a "conquistare i centri delle città e a mantenerne il controllo". Non è chiaro quanto sostegno reale abbia in patria.
L'Unione europea e gli Stati Uniti hanno espresso sostegno al popolo iraniano, condannando "la violenta repressione di queste legittime manifestazioni" e chiedendo "l'immediato rilascio di tutti i manifestanti incarcerati" e "il ripristino del pieno accesso a internet".
La situazione è preoccupante, con testimonianze arrivate alla Bbc da medici in Iran che parlano di ospedali pieni di feriti, in particolare per colpi d'arma da fuoco alla testa e agli occhi. In questo contesto, il leader supremo Ali Khamenei ha innalzato l'allerta, mentre il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha avvertito che chiunque partecipi alle proteste sarà considerato un "nemico di Dio", un reato punibile con la pena di morte.
Le proteste sono iniziati lo scorso 28 dicembre contro il caro-vita legato al crollo della moneta, il rial, che viene scambiato a oltre 1,4 milioni per 1 dollaro. Si è estese rapidamente, arrivando a chiedere il rovesciamento del sistema autoritario che governa il Paese da 1979.
La Guida suprema iraniana ha messo il corpo dei Guardiani della rivoluzione in uno stato d'allerta più elevato rispetto a quello durante la guerra di 12 giorni con Israele. Il regista iraniano Jafar Panahi ha lanciato l'allarme per il blackout di internet, chiedendo l'aiuto della comunità internazionale.
Il principe Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi, sta provando a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel futuro del suo Paese. Dopo avere chiesto venerdì l'intervento di Donald Trump, ha chiesto proteste per sabato e domenica puntando a "conquistare i centri delle città e a mantenerne il controllo". Non è chiaro quanto sostegno reale abbia in patria.
L'Unione europea e gli Stati Uniti hanno espresso sostegno al popolo iraniano, condannando "la violenta repressione di queste legittime manifestazioni" e chiedendo "l'immediato rilascio di tutti i manifestanti incarcerati" e "il ripristino del pieno accesso a internet".