VoceDiFirenze
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Il regime iraniano si sta trasformando nella "carneficina" più brutale della sua storia. Centinaia di morti, sottolineano i conteggi delle ong, e il numero sta aumentando. La repressione è un calvario senza fine per il popolo iraniano che chiede libertà e giustizia.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando diverse opzioni, compresa quella militare, affinché il regime iraniano abbia paura di agire. Ma la Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, non è disposta a cedere: "Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che se il governo iraniano facesse questo o quello, si schiererebbe dalla parte dei rivoltosi. I rivoltosi hanno riposto le loro speranze in lui. Se è così competente, che gestisca il suo Paese", ha scritto in un post su X.
La situazione è sempre più complessa, con la leadership iraniana che minaccia la pena di morte per chi partecipa alle proteste e i manifestanti che continuano a gridare slogans contro il regime. Occhi sull'Iran dall'Unione europea: "Mentre la repressione si intensifica e continua la perdita di vite innocenti, stiamo monitorando attentamente la situazione".
Ma non solo gli Stati Uniti e l'Unione europea sono preoccupati per il destino del popolo iraniano. Il principe Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo scià, ha iniziato a fare sentire la sua voce e annuncia di essere pronto ad aiutarli.
Eppure, non è chiaro quale sostegno reale abbia in patria. Le proteste hanno gridato slogan a sostegno dello scià, ma forse si tratta solo del desiderio di tornare a un'epoca precedente alla rivoluzione islamica del 1979.
La situazione è sempre più complessa e confusa, ma una cosa è certa: il popolo iraniano non lascerà più essere schiavo della tirannia. La sua lotta per la libertà e la giustizia continua, anche se la strada sarà difficile e pericolosa.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando diverse opzioni, compresa quella militare, affinché il regime iraniano abbia paura di agire. Ma la Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, non è disposta a cedere: "Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che se il governo iraniano facesse questo o quello, si schiererebbe dalla parte dei rivoltosi. I rivoltosi hanno riposto le loro speranze in lui. Se è così competente, che gestisca il suo Paese", ha scritto in un post su X.
La situazione è sempre più complessa, con la leadership iraniana che minaccia la pena di morte per chi partecipa alle proteste e i manifestanti che continuano a gridare slogans contro il regime. Occhi sull'Iran dall'Unione europea: "Mentre la repressione si intensifica e continua la perdita di vite innocenti, stiamo monitorando attentamente la situazione".
Ma non solo gli Stati Uniti e l'Unione europea sono preoccupati per il destino del popolo iraniano. Il principe Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo scià, ha iniziato a fare sentire la sua voce e annuncia di essere pronto ad aiutarli.
Eppure, non è chiaro quale sostegno reale abbia in patria. Le proteste hanno gridato slogan a sostegno dello scià, ma forse si tratta solo del desiderio di tornare a un'epoca precedente alla rivoluzione islamica del 1979.
La situazione è sempre più complessa e confusa, ma una cosa è certa: il popolo iraniano non lascerà più essere schiavo della tirannia. La sua lotta per la libertà e la giustizia continua, anche se la strada sarà difficile e pericolosa.