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Il governo torna ad offrire risorse per la filiera automobilistica con un piano ambizioso, ma senza più incentivi generalizzati per i nuovi veicoli. Il DPCM presenta una traiettoria diversa da quella degli anni dei bonus in concessionaria e mette in sicurezza la produzione, ma non segna la stagione degli incentivi retail.
La priorità del governo è di rafforzare la produzione e la competitività, lasciando ai cittadini una quota marginale. Il piano si concentra sugli interventi strutturali piuttosto che sulle misure che possono gonfiare le vendite nel breve ma con effetti incerti sulla capacità produttiva nel medio periodo.
Le risorse pubbliche sono destinate principalmente a progetti di innovazione, circa 750 milioni per sostenere la ricerca e lo sviluppo. A questi si aggiungono 450 milioni per i Contratti di sviluppo con l'obiettivo di irrobustire la capacità produttiva.
Inoltre, il governo ha previsto un'ulteriore quota di circa 400 milioni per misure di supporto alla domanda, ma con un perimetro delimitato e diverso dall'auto privata. Nella componente dedicata alla domanda rientrano interventi mirati come incentivi per i veicoli commerciali leggeri, sostegni ai mezzi della categoria L, misure per il retrofit dei veicoli già in circolazione e contributi per l'installazione di colonnine di ricarica domestiche.
Il pacchetto include anche agevolazioni per il noleggio sociale a lungo termine, incentivi per la conversione delle auto a benzina con impianti GPL o metano e la prosecuzione dei bonus per ciclomotori e motocicli. Tuttavia, nessun ritorno dell'Ecobonus per comprare nuove autovetture.
Il governo ha anche previsto una quantificazione delle risorse per la conversione a gas, 21 milioni di euro tra 2026 e 2030 per trasformare auto a benzina in veicoli alimentati a GPL o metano. L'idea è usare il retrofit come leva ambientale alternativa al rinnovo del parco via nuove immatricolazioni.
Il settore accoglie positivamente l'impostazione, ma chiede tempi rapidi e una platea più ampia per l'estensione della misura.
La priorità del governo è di rafforzare la produzione e la competitività, lasciando ai cittadini una quota marginale. Il piano si concentra sugli interventi strutturali piuttosto che sulle misure che possono gonfiare le vendite nel breve ma con effetti incerti sulla capacità produttiva nel medio periodo.
Le risorse pubbliche sono destinate principalmente a progetti di innovazione, circa 750 milioni per sostenere la ricerca e lo sviluppo. A questi si aggiungono 450 milioni per i Contratti di sviluppo con l'obiettivo di irrobustire la capacità produttiva.
Inoltre, il governo ha previsto un'ulteriore quota di circa 400 milioni per misure di supporto alla domanda, ma con un perimetro delimitato e diverso dall'auto privata. Nella componente dedicata alla domanda rientrano interventi mirati come incentivi per i veicoli commerciali leggeri, sostegni ai mezzi della categoria L, misure per il retrofit dei veicoli già in circolazione e contributi per l'installazione di colonnine di ricarica domestiche.
Il pacchetto include anche agevolazioni per il noleggio sociale a lungo termine, incentivi per la conversione delle auto a benzina con impianti GPL o metano e la prosecuzione dei bonus per ciclomotori e motocicli. Tuttavia, nessun ritorno dell'Ecobonus per comprare nuove autovetture.
Il governo ha anche previsto una quantificazione delle risorse per la conversione a gas, 21 milioni di euro tra 2026 e 2030 per trasformare auto a benzina in veicoli alimentati a GPL o metano. L'idea è usare il retrofit come leva ambientale alternativa al rinnovo del parco via nuove immatricolazioni.
Il settore accoglie positivamente l'impostazione, ma chiede tempi rapidi e una platea più ampia per l'estensione della misura.