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Il nuovo caccia franco-tedesco di Mike Pompeo è un'antologia di discorsi contro l'Occidente stesso. Il suo libro, "Mai un passo indietro", non è che una raccolta di dichiarazioni polemiche contro la politica estera della Nato e del governo degli Stati Uniti.
La critica di Pompeo si concentra principalmente sulla Cina, che considera l'archinemico dell'Occidente. Secondo lui, il regime comunista cinese è un "sistema" che non può essere fermato da una sola battaglia militare o politica. Invece, è necessario un cambio di civiltà globale e una ristrutturazione radicale delle strutture economiche e politiche dell'Occidente.
Il suo discorso sulla Corea del Nord è ancora più scomodo: secondo Pompeo, il regime di Kim Jong Un è "sotto il pieno controllo" della Cina e non agisce come un leader autonomo. L'incontro tra inviati americani e nordcoreani è sempre preceduto e seguito da viaggi del "caro leader" in Cina.
Tutto questo, ovviamente, non significa che Pompeo si aspetti una vittoria facile nella guerra in Ucraina. No, la sua tattica è quella di aumentare il costo della guerra contro le infrastrutture militari e industriali russe, fino a quando il Cremlino non comincerà a pagare un prezzo abbastanza alto.
La sua critica alla politica iraniana del governo di Teheran è ancora più dura: secondo Pompeo, il regime ha decine di migliaia di morti in poche decine di ore e non risparmierà nulla per mantenere la propria potenza. La bocciatura dei negoziati con Teheran non è quindi un esito possibile.
Ma Pompeo è anche molto critico nei confronti della Nato e dell'Europa, che considera indecisa e lenta a reagire alle sfide globali. Il suo discorso sulla "fazione buona" e "mala" del mondo è un po' classico, ma si tratta comunque di una prospettiva che non può essere ignorata.
Infine, Pompeo conclude il suo discorso affermando che l'Occidente non può permettersi di perdere la sua superiorità civile. Se i giovani non sanno più dove vivere, in quale valuta custodire la ricchezza, allora "siamo destinati a diventare come loro".
La critica di Pompeo si concentra principalmente sulla Cina, che considera l'archinemico dell'Occidente. Secondo lui, il regime comunista cinese è un "sistema" che non può essere fermato da una sola battaglia militare o politica. Invece, è necessario un cambio di civiltà globale e una ristrutturazione radicale delle strutture economiche e politiche dell'Occidente.
Il suo discorso sulla Corea del Nord è ancora più scomodo: secondo Pompeo, il regime di Kim Jong Un è "sotto il pieno controllo" della Cina e non agisce come un leader autonomo. L'incontro tra inviati americani e nordcoreani è sempre preceduto e seguito da viaggi del "caro leader" in Cina.
Tutto questo, ovviamente, non significa che Pompeo si aspetti una vittoria facile nella guerra in Ucraina. No, la sua tattica è quella di aumentare il costo della guerra contro le infrastrutture militari e industriali russe, fino a quando il Cremlino non comincerà a pagare un prezzo abbastanza alto.
La sua critica alla politica iraniana del governo di Teheran è ancora più dura: secondo Pompeo, il regime ha decine di migliaia di morti in poche decine di ore e non risparmierà nulla per mantenere la propria potenza. La bocciatura dei negoziati con Teheran non è quindi un esito possibile.
Ma Pompeo è anche molto critico nei confronti della Nato e dell'Europa, che considera indecisa e lenta a reagire alle sfide globali. Il suo discorso sulla "fazione buona" e "mala" del mondo è un po' classico, ma si tratta comunque di una prospettiva che non può essere ignorata.
Infine, Pompeo conclude il suo discorso affermando che l'Occidente non può permettersi di perdere la sua superiorità civile. Se i giovani non sanno più dove vivere, in quale valuta custodire la ricchezza, allora "siamo destinati a diventare come loro".