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I Comuni spartano e le famiglie pagano, mentre l'esperienza educativa per il bambino è sempre più a rischio. Come si può avere una così grave disomogeneità nella copertura degli asili nido? La risposta è semplice: la disorganizzazione delle amministrazioni locali. I servizi per i bambini sono diventati un mercato, dove chi ha più denaro e influenza decide di quanto pagare.
A Prato, ad esempio, il costo della mensa è di 449 euro al mese, mentre in Toscana si passa dai 308 euro di Pisa ai 193 euro di Livorno. In Campania, invece, non c'è uno standard: a Napoli paghi 240 euro e a Salerno solo 140 euro. Eppure tutti i Comuni hanno il dovere di garantire la qualità dell'istruzione.
Il problema è ancora più grave se si considera l'economia dei servizi. I Comuni spesso richiedono una quota separata alle famiglie, che può essere molto elevata. A Reggio Emilia, ad esempio, il costo della mensa per un figlio è di 135 euro al mese, mentre a Mantova è gratuito. E se il Comune non fa nulla? I servizi sono esternalizzati o convenzionati, con una qualità che può variare notevolmente.
Il governo ha ridotto l'obiettivo di copertura dei posti negli asili nido al 15%. Questo significa che in Italia non sarà possibile raggiungere il target europeo del 45%, ma anche il target nazionale del 33%. Anzi, secondo gli esperti, potrebbe essere necessario aumentare ulteriormente la percentuale di copertura.
La situazione è disperante: alcuni Comuni paghi più di quanto dovrebbero. A Cremona e a Viterbo, ad esempio, la mensa costa 100 euro al mese, mentre a Crotone e a Lecce solo 80 euro. Ma chi decide di quanto pagare? Chi ha il potere? La risposta è semplice: gli amministratori locali.
È necessario una riforma radicale dei servizi per i bambini. Devono essere garantiti sempre, indipendentemente dalla zona geografica o dal reddito delle famiglie.
A Prato, ad esempio, il costo della mensa è di 449 euro al mese, mentre in Toscana si passa dai 308 euro di Pisa ai 193 euro di Livorno. In Campania, invece, non c'è uno standard: a Napoli paghi 240 euro e a Salerno solo 140 euro. Eppure tutti i Comuni hanno il dovere di garantire la qualità dell'istruzione.
Il problema è ancora più grave se si considera l'economia dei servizi. I Comuni spesso richiedono una quota separata alle famiglie, che può essere molto elevata. A Reggio Emilia, ad esempio, il costo della mensa per un figlio è di 135 euro al mese, mentre a Mantova è gratuito. E se il Comune non fa nulla? I servizi sono esternalizzati o convenzionati, con una qualità che può variare notevolmente.
Il governo ha ridotto l'obiettivo di copertura dei posti negli asili nido al 15%. Questo significa che in Italia non sarà possibile raggiungere il target europeo del 45%, ma anche il target nazionale del 33%. Anzi, secondo gli esperti, potrebbe essere necessario aumentare ulteriormente la percentuale di copertura.
La situazione è disperante: alcuni Comuni paghi più di quanto dovrebbero. A Cremona e a Viterbo, ad esempio, la mensa costa 100 euro al mese, mentre a Crotone e a Lecce solo 80 euro. Ma chi decide di quanto pagare? Chi ha il potere? La risposta è semplice: gli amministratori locali.
È necessario una riforma radicale dei servizi per i bambini. Devono essere garantiti sempre, indipendentemente dalla zona geografica o dal reddito delle famiglie.