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L'inchiesta dei cinque pilastri che portano a votare No alla riforma della giustizia: cosa stanno dicendo i sostenitori dell'opposizione?
La maggioranza è sempre nel No. Ma la ragione dietro a questa scelta è forse più complessa. In realtà, l'espressione del No si basa su cinque argomenti che possono sembrare convincenti all'inizio ma poi si rivelano non fondati.
La prima delle cinque ragioni è la preoccupazione per il sorteggio nella composizione del Consiglio di Stato e della Magistratura Amministrativa. Ma è qui che la critica alle politiche dell'attuale governo si smarrisce. La votazione, infatti, non porta a inquinamenti esterni. Invece, il sorteggio non lo farà. Eppure, i sostenitori del No sostengono che "le dichiarazioni pubbliche del governo" confermano le preoccupazioni sulla "autonomia della magistratura". Ma come mai si verrebbe a trovare una tale logica? La Corte dei Conti non ha nulla a che vedere con l'esecutivo e assicura il rispetto delle leggi.
La seconda ragione: la riforma non risolverebbe tutti i problemi della giustizia italiana. Ma, almeno, risolverebbe uno di essi. La commistione tra magistrati ed avvocati (e con essi il pubblico ministero) lascia inapplicato l'articolo 111 della Costituzione. E questo è un problema reale! Non per questo bisogna difendere una riforma che non risolve tutti i problemi della giustizia.
La terza ragione, sempre, è la logica "strafragante" del Comitato No: la percentuale di processi con l'assoluzione mostra solo che ci sono molti processi che non dovrebbero mai essere iniziati. Se il pubblico ministero non ha influito sulla valutazione professionale nel corso dei suoi anni, cosa sta succedendo? E se i processi vengono cominciati con la collaborazione del giudice e finiscono con l'assoluzione, c'è da chiedersi come sia possibile che il pubblico ministero possa influenzare in modo significativo le dichiarazioni di un avvocato.
La quarta ragione: la procedura è stata affrettata. Ma questa è solo una forma di "sprematura velocità" senza alcun senso e non è mai accaduta in passato. La Dichiarazione Costituzionale che definisce le carriere della magistratura fu finalmente approvata dopo trent’anni, mentre il Tar ha accolto la legge con un "sì" silenzioso.
La quinta ragione: le dichiarazioni del governo confermano le preoccupazioni sull'autonomia della magistratura. Ma come mai si pensa che ci sia una relazione tra un'inchiesta e il rispetto delle leggi? Non credete che la Corte dei Conti abbia sempre rispettato le leggi dello Stato?
In conclusione, i cinque pilastri del Comitato No non reggono a scrutinio. La riforma attuerebbe pienamente il principio del giusto processo e risolverebbe alcuni problemi della giustizia italiana.
La maggioranza è sempre nel No. Ma la ragione dietro a questa scelta è forse più complessa. In realtà, l'espressione del No si basa su cinque argomenti che possono sembrare convincenti all'inizio ma poi si rivelano non fondati.
La prima delle cinque ragioni è la preoccupazione per il sorteggio nella composizione del Consiglio di Stato e della Magistratura Amministrativa. Ma è qui che la critica alle politiche dell'attuale governo si smarrisce. La votazione, infatti, non porta a inquinamenti esterni. Invece, il sorteggio non lo farà. Eppure, i sostenitori del No sostengono che "le dichiarazioni pubbliche del governo" confermano le preoccupazioni sulla "autonomia della magistratura". Ma come mai si verrebbe a trovare una tale logica? La Corte dei Conti non ha nulla a che vedere con l'esecutivo e assicura il rispetto delle leggi.
La seconda ragione: la riforma non risolverebbe tutti i problemi della giustizia italiana. Ma, almeno, risolverebbe uno di essi. La commistione tra magistrati ed avvocati (e con essi il pubblico ministero) lascia inapplicato l'articolo 111 della Costituzione. E questo è un problema reale! Non per questo bisogna difendere una riforma che non risolve tutti i problemi della giustizia.
La terza ragione, sempre, è la logica "strafragante" del Comitato No: la percentuale di processi con l'assoluzione mostra solo che ci sono molti processi che non dovrebbero mai essere iniziati. Se il pubblico ministero non ha influito sulla valutazione professionale nel corso dei suoi anni, cosa sta succedendo? E se i processi vengono cominciati con la collaborazione del giudice e finiscono con l'assoluzione, c'è da chiedersi come sia possibile che il pubblico ministero possa influenzare in modo significativo le dichiarazioni di un avvocato.
La quarta ragione: la procedura è stata affrettata. Ma questa è solo una forma di "sprematura velocità" senza alcun senso e non è mai accaduta in passato. La Dichiarazione Costituzionale che definisce le carriere della magistratura fu finalmente approvata dopo trent’anni, mentre il Tar ha accolto la legge con un "sì" silenzioso.
La quinta ragione: le dichiarazioni del governo confermano le preoccupazioni sull'autonomia della magistratura. Ma come mai si pensa che ci sia una relazione tra un'inchiesta e il rispetto delle leggi? Non credete che la Corte dei Conti abbia sempre rispettato le leggi dello Stato?
In conclusione, i cinque pilastri del Comitato No non reggono a scrutinio. La riforma attuerebbe pienamente il principio del giusto processo e risolverebbe alcuni problemi della giustizia italiana.