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Donato Carrisi, l'autore di "La bugia dell'orchidea", ha confessato che immagina la sua famiglia nel bosco prima che un caso di omicidio compaia nelle pagine dei giornali. Il giallista racconta che i suoi genitori, entrambi morti, non avrebbero trovato il coraggio per scrivere i suoi libri se avessero saputo cosa gli stava succedendo.
Il caso della famiglia nel bosco è un tema ricorrente nelle sue opere, "L'educazione delle farfalle" e "La casa delle voci". Carrisi sostiene che la società è più propensa a generare crimini quando si sente impunita. Il giallista dice di aver imparato a leggere in carcere e di aver incontrato un assassino, Achille Manzotti, il suo produttore e manager.
Carrisi ritiene che la politica latiti ai problemi della società e che le leggi sull'eutanasia sono necessarie. "Non posso far finta che non ci sia un problema", dice. La scuola è anche un tema importante per lui, che sostiene che gli studenti devono imparare l'italiano con la lingua d'origine dei genitori.
Il giallista descrive il suo percorso come un viaggio di Pinocchio, dove il miglioreamento non avviene quando si trova la fatina, ma quando incontra Lucignolo. La collaborazione con i suoi "Lucignoli", come Andrea Scrosati e Barbara Barbieri, è fondamentale per il suo successo.
Carrisi sottolinea che il cinema italiano ha il problema di riuscire a varcare i confini e che le piattaforme non consentono l'ultima parola sull'opera. Il giallista pensa che investire nella cultura e nel cinema possa aiutare a prevenire la perdita di leggibilità da parte delle persone.
L'autore prevede che ci sarà un momento in cui le persone non saranno più capaci di leggere. "Se non investiamo nella cultura, lo vedo imminente", dice Carrisi.
Il giallista pensa a se stesso come uno scrittore che deve sperimentare e non essere schiavo dei personaggi. Il suo libro è un esempio di ciò che può succedere quando si danno quello che meno ci si aspetta.
Il caso della famiglia nel bosco è un tema ricorrente nelle sue opere, "L'educazione delle farfalle" e "La casa delle voci". Carrisi sostiene che la società è più propensa a generare crimini quando si sente impunita. Il giallista dice di aver imparato a leggere in carcere e di aver incontrato un assassino, Achille Manzotti, il suo produttore e manager.
Carrisi ritiene che la politica latiti ai problemi della società e che le leggi sull'eutanasia sono necessarie. "Non posso far finta che non ci sia un problema", dice. La scuola è anche un tema importante per lui, che sostiene che gli studenti devono imparare l'italiano con la lingua d'origine dei genitori.
Il giallista descrive il suo percorso come un viaggio di Pinocchio, dove il miglioreamento non avviene quando si trova la fatina, ma quando incontra Lucignolo. La collaborazione con i suoi "Lucignoli", come Andrea Scrosati e Barbara Barbieri, è fondamentale per il suo successo.
Carrisi sottolinea che il cinema italiano ha il problema di riuscire a varcare i confini e che le piattaforme non consentono l'ultima parola sull'opera. Il giallista pensa che investire nella cultura e nel cinema possa aiutare a prevenire la perdita di leggibilità da parte delle persone.
L'autore prevede che ci sarà un momento in cui le persone non saranno più capaci di leggere. "Se non investiamo nella cultura, lo vedo imminente", dice Carrisi.
Il giallista pensa a se stesso come uno scrittore che deve sperimentare e non essere schiavo dei personaggi. Il suo libro è un esempio di ciò che può succedere quando si danno quello che meno ci si aspetta.