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La nuova collezione Dior Uomo autunnovittorno 2026, firmata dal talentuoso Jonathan Anderson, è una vera e propria danza di influenze diverse e contraddittorie. La Casa si presenta come un "gesto istintivo liberatorio", che consente all'uomo di esprimersi senza vincoli, riferendosi a diverse forme d'arte e stili senza pregiudizi.
È l'anima flâneuse che percorre i marciapiedi di Avenue Montaigne, il luogo dove nacque la Maison Dior nel 1947, a trovare ispirazione in un simbolo della moda del passato: la silhouette di Paul Poiret. Questo giovane flâneur si muove senza meta nella boutique Dior che domina il palazzo originario, mentre prende coscienza dell'altro nome della moda, che probabilmente non conosce e che è scomparso addirittura prima che Monsieur Dior iniziasse a lavorare.
La sua scoperta spinge lo stesso alle nuove connessioni stilistiche. Gioia e spontaneità guidano le sue scelte, ed ecco qui, con i capelli biondi a spazzola, spalline ricamate e un'opulenza eclettica. Ecco la fine della storia dei giovani flâneur.
Interviene il loro "costumista" per dare il senso al loro stordimento estetico, che si manifesta in canotte in lurex spalmate di paillettes, giacche Bar, pantaloni dalle stampe psichedeliche e perfino jeans. Ma non solo, anche gonne voluminose come i gown da sera della Couture femminile, polo in lurex e paillettes.
In mezzo a questo, una serie di completi che rispondono al criterio eterno del tailoring, di ottima fattura e sofisticati materiali. Ma torna anche l'istinto che si manifesta con teli come coperte damascate che si insinuano nei revers delle giacche e dei cappotti.
È qui che il sovversivo Glam Rock si incontrata con la sartoria, e forse proprio questo è ciò che provoca uno spaesamento. La moda può correre questo rischio soprattutto quando mette in primo piano il metodo dell'istinto di chi la usa e che da solo può gestire le influenze in modo coerente.
È l'anima flâneuse che percorre i marciapiedi di Avenue Montaigne, il luogo dove nacque la Maison Dior nel 1947, a trovare ispirazione in un simbolo della moda del passato: la silhouette di Paul Poiret. Questo giovane flâneur si muove senza meta nella boutique Dior che domina il palazzo originario, mentre prende coscienza dell'altro nome della moda, che probabilmente non conosce e che è scomparso addirittura prima che Monsieur Dior iniziasse a lavorare.
La sua scoperta spinge lo stesso alle nuove connessioni stilistiche. Gioia e spontaneità guidano le sue scelte, ed ecco qui, con i capelli biondi a spazzola, spalline ricamate e un'opulenza eclettica. Ecco la fine della storia dei giovani flâneur.
Interviene il loro "costumista" per dare il senso al loro stordimento estetico, che si manifesta in canotte in lurex spalmate di paillettes, giacche Bar, pantaloni dalle stampe psichedeliche e perfino jeans. Ma non solo, anche gonne voluminose come i gown da sera della Couture femminile, polo in lurex e paillettes.
In mezzo a questo, una serie di completi che rispondono al criterio eterno del tailoring, di ottima fattura e sofisticati materiali. Ma torna anche l'istinto che si manifesta con teli come coperte damascate che si insinuano nei revers delle giacche e dei cappotti.
È qui che il sovversivo Glam Rock si incontrata con la sartoria, e forse proprio questo è ciò che provoca uno spaesamento. La moda può correre questo rischio soprattutto quando mette in primo piano il metodo dell'istinto di chi la usa e che da solo può gestire le influenze in modo coerente.