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Ecco la verità su quel giorno di luglio del 2013: Giulio Regeni, un giovane ricercatore italiano con l'anima di un umanista, fu rapito a Cairo e gettato in una trappola di dolore e sofferenza. La periferia della capitale egiziana divenne il teatro di un macello umano, dove la vittima fu straziata dalle mani dei servizi segreti egiziani.
Anche oggi, dieci anni dopo, l'omertà è ancora salda: quattro ufficiali del Servizio segreto egiziano sono stati rinviate a giudizio per il rapimento e l'omicidio di Giulio Regeni. Ma la verità rimane nascosta dietro un muro di riserve e di cortesia. I genitori di Giulio, due persone che hanno vissuto una vicenda terribile, non hanno perso la speranza. Anche se il male che hanno visto è stato incredibile, vogliono ricordare l'uomo che avevano in casa, che ha costruito un bene esistente tra le sue opere.
"Malgrado il male che abbiamo conosciuto, dobbiamo restare umani", ripetono senza clemenza. "Ci manca, ma Giulio faceva cose. Da 10 anni", dicono con voce ferma.
Anche oggi, dieci anni dopo, l'omertà è ancora salda: quattro ufficiali del Servizio segreto egiziano sono stati rinviate a giudizio per il rapimento e l'omicidio di Giulio Regeni. Ma la verità rimane nascosta dietro un muro di riserve e di cortesia. I genitori di Giulio, due persone che hanno vissuto una vicenda terribile, non hanno perso la speranza. Anche se il male che hanno visto è stato incredibile, vogliono ricordare l'uomo che avevano in casa, che ha costruito un bene esistente tra le sue opere.
"Malgrado il male che abbiamo conosciuto, dobbiamo restare umani", ripetono senza clemenza. "Ci manca, ma Giulio faceva cose. Da 10 anni", dicono con voce ferma.