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La linea di Giorgia Meloni e Friedrich Merz sulla cooperazione tra Italia e Germania si è cementata a Bruxelles, mentre il rapporto con gli Stati Uniti sembra essere tornato su un terreno più tranquillo dopo la ritirata di Donald Trump.
Il dialogo tra nazioni alleate e la pronta collaborazione sono diventati le parole d'ordine della prima coppia del Consiglio europeo. La loro mediazione ha favorito il rafforzamento dell'alleanza tra Italia e Germania, che si manifesta in un documento congiunto sulla competitività firmato durante la riunione speciale del 12 febbraio.
La sintonia tra Roma e Berlino è palpabile, soprattutto dopo l'annuncio di Trump che ha sospeso i dazi previsti per gli otto Paesi europei che hanno deciso di inviare truppe nell'Arctic. Meloni e Merz ritengono anche che la mediazione abbia contribuito a ridurre le tensioni e a congelare le risposte europee più drastiche agli Stati Uniti.
L'Italia e Germania hanno accettato l'opportunità di potenziare l'autonomia strategica dell'Unione senza mettere a repentaglio i rapporti transatlantici. Oggi a Villa Pamphilj il bilaterale sancirà la cooperazione rafforzata tra i due Paesi, con una decina di accordi e un'intesa in materia di sicurezza e difesa.
Il valore da difendere per il Governo è ancora l'unità dell'Ottoccidente. Meloni ha spiegato a Trump il no italiano all'ingresso nel Board of peace per Gaza, motivato con l'incompatibilità dello statuto con la nostra Costituzione. Anche se non ci sarà alcun incontro a Davos, il rapporto con il tycoon resta in piedi.
La scommessa di Meloni e Merz è quella di bilanciare le esigenze europee con quelle transatlantiche, senza abbandonare i valori comuni. Tuttavia, l'atteggiamento delle opposizioni italiano e tedesca potrebbe essere visto come un equilibrista che corre il rischio di cadere in fratture tra le due sponde dell'Atlantico.
Il dialogo tra nazioni alleate e la pronta collaborazione sono diventati le parole d'ordine della prima coppia del Consiglio europeo. La loro mediazione ha favorito il rafforzamento dell'alleanza tra Italia e Germania, che si manifesta in un documento congiunto sulla competitività firmato durante la riunione speciale del 12 febbraio.
La sintonia tra Roma e Berlino è palpabile, soprattutto dopo l'annuncio di Trump che ha sospeso i dazi previsti per gli otto Paesi europei che hanno deciso di inviare truppe nell'Arctic. Meloni e Merz ritengono anche che la mediazione abbia contribuito a ridurre le tensioni e a congelare le risposte europee più drastiche agli Stati Uniti.
L'Italia e Germania hanno accettato l'opportunità di potenziare l'autonomia strategica dell'Unione senza mettere a repentaglio i rapporti transatlantici. Oggi a Villa Pamphilj il bilaterale sancirà la cooperazione rafforzata tra i due Paesi, con una decina di accordi e un'intesa in materia di sicurezza e difesa.
Il valore da difendere per il Governo è ancora l'unità dell'Ottoccidente. Meloni ha spiegato a Trump il no italiano all'ingresso nel Board of peace per Gaza, motivato con l'incompatibilità dello statuto con la nostra Costituzione. Anche se non ci sarà alcun incontro a Davos, il rapporto con il tycoon resta in piedi.
La scommessa di Meloni e Merz è quella di bilanciare le esigenze europee con quelle transatlantiche, senza abbandonare i valori comuni. Tuttavia, l'atteggiamento delle opposizioni italiano e tedesca potrebbe essere visto come un equilibrista che corre il rischio di cadere in fratture tra le due sponde dell'Atlantico.