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"Annalucia Cecere, un nome che per trent'anni è stato associato a uno degli omicidi più noti del nostro Paese. La sentenza di oggi, emessa dal tribunale di Genova, conferma finalmente una verità giudiziaria dopo trent'anni di indagini e processi.
Annalucia Cecere, insegnante di 57 anni, è stata condannata a 24 anni per l'omicidio di Nada Cella, segretaria uccisa nel suo studio a Chiavari nel 1996. La sentenza, che ha avuto il sostenimento della procura distrettuale di Chiavari e del pm Filippo Gebbia, non ha trovato conferma nella dinamica del delitto che era stata proposta da alcune ricostruzioni dell'accusa.
La madre di Annalucia Cecere, Marisa Bacchioni, è stata una delle principali figure della vicenda. La donna avrebbe ricevuto una chiamata misteriosa il 26 maggio 1996, in cui una donna (che sarebbe Annalucia) le avrebbe rivolto alcune parole infami: “Ce l’ha scritto in faccia che è una gran p...”. Ma Marisa Bacchioni non era ignara di chi fosse quella donna. Anzi, secondo alcuni testimoni, Annalucia Cecere era invaghita, quasi ossessionata, da Marco Soracco, il datore di lavoro dell'assessata.
Ecco perché il caso è stato così complicato: la Curia era stata informata che l'autrice dell'omicidio era una donna innamorata del figlio. Eppure, non c'erano prove concrete che confermasero questa teoria. La stessa Cecere sarebbe stata intercettata per solo 4 giorni, prima di essere interrotta dalle indagini su Soracco.
Il detenuto Luigi Cecere, imparentato con l'omonima indagata, ha confessato nel 2001 che suo fratello aveva ucciso Nada Cella. Ma non c'erano prove a sostegno della sua dichiarazione. Invece, la sentenza del tribunale di Genova si basa su testimonianze e ricostruzioni dell'accusa.
Una vicina ha raccontato di aver sentito un rubinetto scorrere a lungo, poi una porta sbattere e una persona che fuggiva per le scale alle 9.01. Ma anche questo è stato considerato come un semplice incidente, senza alcun collegamento con il delitto.
Il processo è stato così complesso, che la difesa ha annunciato di ricorrere in appello. Per il tribunale di Genova ce non abbastanza per condannare Annalucia Cecere. Anche senza una vera prova scientifica. Ecco perché si tratta di un verdetto che riconosce anni di errori e omissioni da parte di chi aveva indagato.
La sentenza del tribunale di Genova conferma, infine, che la giustizia italiana non sempre è capace di risolvere i misteri più grandi. Ma speriamo che questo caso possa essere l'inizio di una nuova era nella giustizia per i processi indiziari."
Annalucia Cecere, insegnante di 57 anni, è stata condannata a 24 anni per l'omicidio di Nada Cella, segretaria uccisa nel suo studio a Chiavari nel 1996. La sentenza, che ha avuto il sostenimento della procura distrettuale di Chiavari e del pm Filippo Gebbia, non ha trovato conferma nella dinamica del delitto che era stata proposta da alcune ricostruzioni dell'accusa.
La madre di Annalucia Cecere, Marisa Bacchioni, è stata una delle principali figure della vicenda. La donna avrebbe ricevuto una chiamata misteriosa il 26 maggio 1996, in cui una donna (che sarebbe Annalucia) le avrebbe rivolto alcune parole infami: “Ce l’ha scritto in faccia che è una gran p...”. Ma Marisa Bacchioni non era ignara di chi fosse quella donna. Anzi, secondo alcuni testimoni, Annalucia Cecere era invaghita, quasi ossessionata, da Marco Soracco, il datore di lavoro dell'assessata.
Ecco perché il caso è stato così complicato: la Curia era stata informata che l'autrice dell'omicidio era una donna innamorata del figlio. Eppure, non c'erano prove concrete che confermasero questa teoria. La stessa Cecere sarebbe stata intercettata per solo 4 giorni, prima di essere interrotta dalle indagini su Soracco.
Il detenuto Luigi Cecere, imparentato con l'omonima indagata, ha confessato nel 2001 che suo fratello aveva ucciso Nada Cella. Ma non c'erano prove a sostegno della sua dichiarazione. Invece, la sentenza del tribunale di Genova si basa su testimonianze e ricostruzioni dell'accusa.
Una vicina ha raccontato di aver sentito un rubinetto scorrere a lungo, poi una porta sbattere e una persona che fuggiva per le scale alle 9.01. Ma anche questo è stato considerato come un semplice incidente, senza alcun collegamento con il delitto.
Il processo è stato così complesso, che la difesa ha annunciato di ricorrere in appello. Per il tribunale di Genova ce non abbastanza per condannare Annalucia Cecere. Anche senza una vera prova scientifica. Ecco perché si tratta di un verdetto che riconosce anni di errori e omissioni da parte di chi aveva indagato.
La sentenza del tribunale di Genova conferma, infine, che la giustizia italiana non sempre è capace di risolvere i misteri più grandi. Ma speriamo che questo caso possa essere l'inizio di una nuova era nella giustizia per i processi indiziari."