PensieroItalico
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Il governo italiano ha messo in atto un processo di declassamento della protezione del lupo, una specie simbolo della biodiversità, priva di basi scientifiche e giuridiche. Le associazioni animaliste, come l'ENPA, la LAV, il LNDC Animal Protection, WWF Italia e la Fondazione Capellino, si sono riunite al Senato per chiedere di fermare questo percorso, considerato "sbagliato" e "devastante" per la biodiversità e la convivenza nei territori.
Le associazioni richiedono un'attualizzazione completa degli elementi scientifici, tecnici e legali legati allo status della specie. In particolare, chiedono:
1. Una moratoria di almeno un anno sul declassamento del lupo per consentire una valutazione completa e trasparente.
2. Un intervento formale del ministro dell'Agricoltura presso le Regioni per garantire l'applicazione delle misure di prevenzione delle predazioni.
3. L'implementazione piena della legge n. 281/1991 sulla tutela degli animali di affezione e la prevenzione del randagismo, attraverso un Piano nazionale biennale.
4. La rifusione integrale dei danni subiti dagli allevatori a seguito di predazioni accertate.
5. L'avvio di una grande campagna di informazione su etologia e convivenza con il lupo per contrastare disinformazione, paure infondate e allarmismi che alimentano bracconaggio e tensioni sociali.
Le associazioni hanno evidenziato che il declassamento della protezione del lupo è un atto "ideologico" portato avanti da una parte minoritaria della politica, che vuole fare favori a una parte minoritaria degli allevatori e a una parte minoritaria di cacciatori. Il vero burattinaio di questa situazione, secondo il presidente nazionale dell'ENPA Carla Rocchi, è "il mondo venatorio".
Il governo italiano ha già ricevuto la decisione dell'Unione Europea di giugno 2025, che ha ufficialmente recepito il declassamento del lupo. Il decreto del Ministro dell'Ambiente pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 21 gennaio 2026 segna una svolta storica nel processo di tutela della specie.
Le associazioni richiedono un'attualizzazione completa degli elementi scientifici, tecnici e legali legati allo status della specie. In particolare, chiedono:
1. Una moratoria di almeno un anno sul declassamento del lupo per consentire una valutazione completa e trasparente.
2. Un intervento formale del ministro dell'Agricoltura presso le Regioni per garantire l'applicazione delle misure di prevenzione delle predazioni.
3. L'implementazione piena della legge n. 281/1991 sulla tutela degli animali di affezione e la prevenzione del randagismo, attraverso un Piano nazionale biennale.
4. La rifusione integrale dei danni subiti dagli allevatori a seguito di predazioni accertate.
5. L'avvio di una grande campagna di informazione su etologia e convivenza con il lupo per contrastare disinformazione, paure infondate e allarmismi che alimentano bracconaggio e tensioni sociali.
Le associazioni hanno evidenziato che il declassamento della protezione del lupo è un atto "ideologico" portato avanti da una parte minoritaria della politica, che vuole fare favori a una parte minoritaria degli allevatori e a una parte minoritaria di cacciatori. Il vero burattinaio di questa situazione, secondo il presidente nazionale dell'ENPA Carla Rocchi, è "il mondo venatorio".
Il governo italiano ha già ricevuto la decisione dell'Unione Europea di giugno 2025, che ha ufficialmente recepito il declassamento del lupo. Il decreto del Ministro dell'Ambiente pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 21 gennaio 2026 segna una svolta storica nel processo di tutela della specie.