VoceDiAosta
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L'intervento dell'Italia in Iran è una storia lunga e complessa, che ha visto l'ambasciatrice Paola Amedei al centro del dibattito. La nata a Roma nel 1964, con un master in Alti studi europei a Bruges, ha iniziato la sua carriera diplomatica nel '92. Il primo incarico è stato a Singapore, dove ha lavorato all'ufficio commerciale dell'ambasciata italiana.
La sua ascesa nella carriera è stata rapida e diversificata. Ha ricoperto varie cariche all'interno delle istituzioni dell'UE: quattro anni come primo segretario alla rappresentanza permanente del nostro Paese presso l'Unione, tre a Roma nella direzione generale per l'integrazione europea, poi ancora quattro a Bruxelles come coordinatrice della politica commerciale e delle relazioni transatlantiche. Ha anche seguito i negoziati per gli accordi di libero scambio tra il nostro Paese e Stati Uniti, Canada, Giappone, India, Corea e Mercosur.
Nel 2012 è arrivata per la prima volta in Medio Oriente come ambasciatrice in Oman. Nel 2017 è tornata a Roma, per ricoprire il ruolo di consigliere diplomatico del ministro dell'Interno Marco Minniti. Tre anni dopo, nel periodo della pandemia, è stata nominata rappresentante italiana in Bahrein.
E adesso si trova in Iran, dove si è ritrovata protagonista del caso di Cecilia Sala, la giornalista italiana prelevata in albergo e chiusa in isolamento nel carcere di Evin. Quella complessa situazione le ha valso la promozione ad ambasciatrice, la prima donna a rivestire questo incarico nella Repubblica islamica.
Paola Amedei ha lavorato intensamente per risolvere quella situazione, andando a trovare Cecilia in carcere e facendole avere beni di prima necessità. Tuttavia, l'intervento dell'Italia è stato visto con sospetto da Teheran, che ha convocato Paola Amedei nel suo paese.
La tensione tra l'Occidente e gli ayatollah è ancora alta, con i continui video e i racconti che emergono riguardo ai massacri dei manifestanti. Lo spettro di un attacco americano contro figure chiave del regime è anche presente nella scena internazionale.
L'intervento della nostra ambasciatrice in Iran è stato visto come una prova della sua capacità e determinazione, ma anche di una difficoltà nel bilanciare le esigenze del nostro Paese con quelle della regione. La situazione è complessa e tesa, e bisognerà attendere per vedere come si risolverà.
La sua ascesa nella carriera è stata rapida e diversificata. Ha ricoperto varie cariche all'interno delle istituzioni dell'UE: quattro anni come primo segretario alla rappresentanza permanente del nostro Paese presso l'Unione, tre a Roma nella direzione generale per l'integrazione europea, poi ancora quattro a Bruxelles come coordinatrice della politica commerciale e delle relazioni transatlantiche. Ha anche seguito i negoziati per gli accordi di libero scambio tra il nostro Paese e Stati Uniti, Canada, Giappone, India, Corea e Mercosur.
Nel 2012 è arrivata per la prima volta in Medio Oriente come ambasciatrice in Oman. Nel 2017 è tornata a Roma, per ricoprire il ruolo di consigliere diplomatico del ministro dell'Interno Marco Minniti. Tre anni dopo, nel periodo della pandemia, è stata nominata rappresentante italiana in Bahrein.
E adesso si trova in Iran, dove si è ritrovata protagonista del caso di Cecilia Sala, la giornalista italiana prelevata in albergo e chiusa in isolamento nel carcere di Evin. Quella complessa situazione le ha valso la promozione ad ambasciatrice, la prima donna a rivestire questo incarico nella Repubblica islamica.
Paola Amedei ha lavorato intensamente per risolvere quella situazione, andando a trovare Cecilia in carcere e facendole avere beni di prima necessità. Tuttavia, l'intervento dell'Italia è stato visto con sospetto da Teheran, che ha convocato Paola Amedei nel suo paese.
La tensione tra l'Occidente e gli ayatollah è ancora alta, con i continui video e i racconti che emergono riguardo ai massacri dei manifestanti. Lo spettro di un attacco americano contro figure chiave del regime è anche presente nella scena internazionale.
L'intervento della nostra ambasciatrice in Iran è stato visto come una prova della sua capacità e determinazione, ma anche di una difficoltà nel bilanciare le esigenze del nostro Paese con quelle della regione. La situazione è complessa e tesa, e bisognerà attendere per vedere come si risolverà.