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La Europa non ha più bisogno di un "bazooka" per difendersi da Trump. Invece, è il momento di usare il nostro arsenale per costruire deterrenza e convincere l'altro a non costringersi a usarlo.
Il problema è che molti di noi continuano a immaginare il bazooka come un'unica arma risolutiva, piuttosto che come una delle molte opzioni disponibili per rispondere alla pressione americana. Ma la forza dell'Unione sta nella possibilità di combinare più strumenti e calibrare la risposta in base all'intensità della coercizione subita.
Per questo, è fondamentale capire che il mercato unico europeo non è solo una questione di dazi, ma anche di accesso a tecnologie avanzate, infrastrutture critiche e servizi. L'Europa può colpire gli interessi economici americani senza ricorrere a misure platealmente punitive.
Il ruolo delle grandi banche d'affari americane nel collocamento dei titoli di Stato europei è un altro punto centrale. Oggi, istituti come Goldman Sachs, Jp Morgan, Morgan Stanley o Citi sono attori centrali nelle operazioni di emissione del debito sovrano di molti Paesi dell'Unione.
Ma il problema non è solo la politica economica, ma anche la sicurezza energetica. L'Europa dispone oggi di strumenti per limitare l'accesso delle aziende straniere agli appalti pubblici e per controllare l'esportazione di tecnologie sensibili.
La finanza non è un'arma da usare apertamente, ma può funzionare come segnale politico. Rallentare nuovi investimenti, aumentare la percezione del rischio e rendere più costoso il capitale per gli Stati Uniti in un contesto di tensione prolungata.
Il vero sfida è trasformare l'interdipendenza economica in una deterrenza credibile, senza distruggere le basi della relazione transatlantica che, nonostante tutto, resta vitale.
Il problema è che molti di noi continuano a immaginare il bazooka come un'unica arma risolutiva, piuttosto che come una delle molte opzioni disponibili per rispondere alla pressione americana. Ma la forza dell'Unione sta nella possibilità di combinare più strumenti e calibrare la risposta in base all'intensità della coercizione subita.
Per questo, è fondamentale capire che il mercato unico europeo non è solo una questione di dazi, ma anche di accesso a tecnologie avanzate, infrastrutture critiche e servizi. L'Europa può colpire gli interessi economici americani senza ricorrere a misure platealmente punitive.
Il ruolo delle grandi banche d'affari americane nel collocamento dei titoli di Stato europei è un altro punto centrale. Oggi, istituti come Goldman Sachs, Jp Morgan, Morgan Stanley o Citi sono attori centrali nelle operazioni di emissione del debito sovrano di molti Paesi dell'Unione.
Ma il problema non è solo la politica economica, ma anche la sicurezza energetica. L'Europa dispone oggi di strumenti per limitare l'accesso delle aziende straniere agli appalti pubblici e per controllare l'esportazione di tecnologie sensibili.
La finanza non è un'arma da usare apertamente, ma può funzionare come segnale politico. Rallentare nuovi investimenti, aumentare la percezione del rischio e rendere più costoso il capitale per gli Stati Uniti in un contesto di tensione prolungata.
Il vero sfida è trasformare l'interdipendenza economica in una deterrenza credibile, senza distruggere le basi della relazione transatlantica che, nonostante tutto, resta vitale.