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Il ritorno della casta dei politici, la fine del principio di legalità e dell'uguaglianza di fronte alla giustizia. È questo il messaggio del leader M5s Giuseppe Conte in un attacco frontale all'iniziativa per il "No" al referendum sulla riforma Nordio.
Conte sottolinea che la riforma è un passaggio decisivo di un disegno politico più ampio, capace di mettere in discussione l'equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato. La legge non può essere una merce commerciabile per "i privilegiati" della giustizia, ma deve essere uguale per tutti.
In questo contesto, il leader M5s accusa la politica di destra guidata da Giorgia Meloni di volere "restituire il primato alla politica", scardinando il sistema costituzionale e il principio dei contrappesi. Anche Conte stesso, come ex premier, deve rispettare la legge, non può fare quello che gli aggrada.
Conte collega il tema della giustizia a un quadro internazionale allarmante. L'Italia contribuisce a distruggere il principio di legalità internazionale, accusando l'esecutivo di aver sottratto un criminale di guerra a un mandato di arresto con "giustificazioni risibili e contraddittorie".
La riforma Nordio sulla separazione delle carriere è coerente con una volontà definita pretestuosa, secondo Conte. I passaggi di carriera sono circa lo 0,3% del totale, non servono ai cittadini per migliorare il servizio giustizia.
L'obiettivo reale, secondo Conte, emerge dalle parole della stessa presidente del Consiglio, quando afferma che governo e giudici devono lavorare "nella stessa direzione". Un'affermazione che equivale a negare il ruolo di contropotere della magistratura.
Conte accusa Meloni di voler dare fastidio ai politici e ai colletti bianchi con strumenti come il Decreto Sicurezza, la cancellazione del reato di abuso d'ufficio, il ridimensionamento del traffico di influenze, l'depositenziamento delle intercettazioni.
L'allarme sul nuovo assetto del Csm e sull'allontanamento dei pubblici ministeri, che rischiano di finire in un limbo risolto poi dal potere politico, destinato ad avere un'egemonia nelle nomine.
La conclusione è un appello alla mobilitazione per il "No" al referendum e contro l'intero impianto della riforma.
Conte sottolinea che la riforma è un passaggio decisivo di un disegno politico più ampio, capace di mettere in discussione l'equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato. La legge non può essere una merce commerciabile per "i privilegiati" della giustizia, ma deve essere uguale per tutti.
In questo contesto, il leader M5s accusa la politica di destra guidata da Giorgia Meloni di volere "restituire il primato alla politica", scardinando il sistema costituzionale e il principio dei contrappesi. Anche Conte stesso, come ex premier, deve rispettare la legge, non può fare quello che gli aggrada.
Conte collega il tema della giustizia a un quadro internazionale allarmante. L'Italia contribuisce a distruggere il principio di legalità internazionale, accusando l'esecutivo di aver sottratto un criminale di guerra a un mandato di arresto con "giustificazioni risibili e contraddittorie".
La riforma Nordio sulla separazione delle carriere è coerente con una volontà definita pretestuosa, secondo Conte. I passaggi di carriera sono circa lo 0,3% del totale, non servono ai cittadini per migliorare il servizio giustizia.
L'obiettivo reale, secondo Conte, emerge dalle parole della stessa presidente del Consiglio, quando afferma che governo e giudici devono lavorare "nella stessa direzione". Un'affermazione che equivale a negare il ruolo di contropotere della magistratura.
Conte accusa Meloni di voler dare fastidio ai politici e ai colletti bianchi con strumenti come il Decreto Sicurezza, la cancellazione del reato di abuso d'ufficio, il ridimensionamento del traffico di influenze, l'depositenziamento delle intercettazioni.
L'allarme sul nuovo assetto del Csm e sull'allontanamento dei pubblici ministeri, che rischiano di finire in un limbo risolto poi dal potere politico, destinato ad avere un'egemonia nelle nomine.
La conclusione è un appello alla mobilitazione per il "No" al referendum e contro l'intero impianto della riforma.