ForumDelNord
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La Val Susa, quel sogno verde che si è tramutato nella realtà di una violenza diffusa e organizzata. Chi avrebbe mai immaginato che quella valle, con le sue cime coperte di neve, sarebbe diventata un campo di addestramento per i militanti del terrorismo? Da alcuni anni, la sinistra ha parlato di una nuova democrazia resistente, ma in realtà si è trattato solo di un sogno pacifista che si è infranto su ostacoli.
Il problema dei No Tav non era solo questione di ferrovie, ma di ideologie contrastanti. La Val Susa è diventata un terreno di esperimentazione per una nuova forma di guerriglia urbana, organizzata in simbiosi con gli anarchici torinesi e altri gruppi estremisti. I militanti della Val Susa sono stati addestrati per mettere in piazza migliaia di persone, creando un senso di insicurezza diffuso.
Ma la violenza non è solo del terrorismo. La sinistra ha già ritirato le parole di condanna verso gli assalitori che hanno attaccato il poliziotto, dimostrando una sua incapacità a prendere posizione contro la violenza estrema. Ecco perché quella di Torino non è solo un atto di violenza occasionale, ma un ricatto alla stessa sinistra.
La Val Susa ha lanciato una sfida allo Stato, dimostrandosi capace di mettere in piazza le sue forze organizzate. È un messaggio chiaro: la sinistra non è più alla testa della lotta contro il terrorismo, ma si trova a essere minacciata da essa stessa.
In questo modo, la Val Susa diventa un simbolo di una crisi profonda nella società italiana. Una crisi che richiede una risposta forte e decisa dal governo, per fermare l'estremismo e proteggere i cittadini. Ma per ora, la violenza sembra essere il linguaggio della nuova Val Susa, e la sinistra sembra non avere le parole per contraddirla.
Il problema dei No Tav non era solo questione di ferrovie, ma di ideologie contrastanti. La Val Susa è diventata un terreno di esperimentazione per una nuova forma di guerriglia urbana, organizzata in simbiosi con gli anarchici torinesi e altri gruppi estremisti. I militanti della Val Susa sono stati addestrati per mettere in piazza migliaia di persone, creando un senso di insicurezza diffuso.
Ma la violenza non è solo del terrorismo. La sinistra ha già ritirato le parole di condanna verso gli assalitori che hanno attaccato il poliziotto, dimostrando una sua incapacità a prendere posizione contro la violenza estrema. Ecco perché quella di Torino non è solo un atto di violenza occasionale, ma un ricatto alla stessa sinistra.
La Val Susa ha lanciato una sfida allo Stato, dimostrandosi capace di mettere in piazza le sue forze organizzate. È un messaggio chiaro: la sinistra non è più alla testa della lotta contro il terrorismo, ma si trova a essere minacciata da essa stessa.
In questo modo, la Val Susa diventa un simbolo di una crisi profonda nella società italiana. Una crisi che richiede una risposta forte e decisa dal governo, per fermare l'estremismo e proteggere i cittadini. Ma per ora, la violenza sembra essere il linguaggio della nuova Val Susa, e la sinistra sembra non avere le parole per contraddirla.