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Roberto Vannacci, il generale che sembra preparare il suo addio alla Lega. Il futuro del partito salviniano si sta facendo sempre più incerto. Mentre la sua uscita potrebbe rappresentare una sconfitta di peso per Matteo Salvini e i suoi fedelissimi, anche il passaggio di quattro deputati che sono entrati in Forza Italia dopo aver lasciato la Lega non deve nascondere l'incertezza che circonda il partito.
La storia della "creatura" nata dalla mente di Umberto Bossi è stata segnata da una serie di addii e fuoriusciti che non hanno portato grandi risultati elettorali o ruoli politici rilevanti. Anche i deputati che hanno lasciato la Lega per unirsi a Forza Italia, come Antonino Minardo e Davide Bellomo, non sembrano avere avuto una grande influenza sulla strategia del partito.
Dalla fine degli anni '90, ci sono stati alcuni "veterani" della Lega che hanno lasciato il partito in polemica con la linea decisa da Salvini. Flavio Tosi, l'ex sindaco di Verona, è stato uno dei più noti. Dopo essere stato espulso dalla Lega per il suo rifiuto di rinunciare a una lista civica, ha fondato Fare! e ha partecipato alle Regionali in Veneto nel 2015.
Tosi si è poi affacciato alla politica nazionale iscrivendosi a Forza Italia e è stato eletto deputato alle elezioni vinte dalla coalizione di Giorgia Meloni. Ma la Lega non sembra aver imparato dalle sue lezioni, in quanto Tosi ha finito per diventare un "mosca bianca", una specie di figura simbolica rispetto ad altri fuoriusciti.
Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia dei governi Berlusconi II e III, è stato un altro deputato a lasciare la Lega in polemica con Salvini. Ha fondato il Partito popolare del Nord per la difesa dei diritti locali e la promozione di un'autonomia di governo territoriale.
Paolo Grimoldi, bossiano della prima ora e deputato della Lega, è stato espulso dal partito per aver dichiarato che Umberto Bossi gli avrebbe chiesto di riferire che lui avrebbe votato per Forza Italia. Questa goccia ha fatto traboccare il vaso e spinto il consiglio federale del partito a decretare la sua espulsione.
La Lega sembra ancora molto incerta, e si chiede se Salvini sia pronto ad affrontare le conseguenze delle sue scelte.
La storia della "creatura" nata dalla mente di Umberto Bossi è stata segnata da una serie di addii e fuoriusciti che non hanno portato grandi risultati elettorali o ruoli politici rilevanti. Anche i deputati che hanno lasciato la Lega per unirsi a Forza Italia, come Antonino Minardo e Davide Bellomo, non sembrano avere avuto una grande influenza sulla strategia del partito.
Dalla fine degli anni '90, ci sono stati alcuni "veterani" della Lega che hanno lasciato il partito in polemica con la linea decisa da Salvini. Flavio Tosi, l'ex sindaco di Verona, è stato uno dei più noti. Dopo essere stato espulso dalla Lega per il suo rifiuto di rinunciare a una lista civica, ha fondato Fare! e ha partecipato alle Regionali in Veneto nel 2015.
Tosi si è poi affacciato alla politica nazionale iscrivendosi a Forza Italia e è stato eletto deputato alle elezioni vinte dalla coalizione di Giorgia Meloni. Ma la Lega non sembra aver imparato dalle sue lezioni, in quanto Tosi ha finito per diventare un "mosca bianca", una specie di figura simbolica rispetto ad altri fuoriusciti.
Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia dei governi Berlusconi II e III, è stato un altro deputato a lasciare la Lega in polemica con Salvini. Ha fondato il Partito popolare del Nord per la difesa dei diritti locali e la promozione di un'autonomia di governo territoriale.
Paolo Grimoldi, bossiano della prima ora e deputato della Lega, è stato espulso dal partito per aver dichiarato che Umberto Bossi gli avrebbe chiesto di riferire che lui avrebbe votato per Forza Italia. Questa goccia ha fatto traboccare il vaso e spinto il consiglio federale del partito a decretare la sua espulsione.
La Lega sembra ancora molto incerta, e si chiede se Salvini sia pronto ad affrontare le conseguenze delle sue scelte.