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L'emergenza abitativa, un tema che sta diventando sempre più acuto in Italia. Il problema è arrivato sul tavolo della Commissione europea e riguarda non solo le fasce più deboli della popolazione ma anche il ceto medio e i giovani, colpiti dall'aumento dei prezzi delle case e affitti superiori ai redditi.
Secondo Dan Jørgensen, commissario Ue per l'Energia e le Politiche abitative, è necessario un piano d'azione per rendere le case più economiche e sostenibili. Il Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili prevede investimenti e sostegno agli Stati membri per affrontare questa emergenza.
Ma come stanno andando le cose? Si calcola che nel prossimo decennio ne serviranno altre 6,5 mila unità, ma il ritmo di nuove costruzioni è solo di 1.650.000 unità dal 2021 a oggi. La Banca europea degli investimenti ha stimato un gap di 925 mila abitazioni tra fabbisogno e avvio di costruzione.
Il problema è più articolato di quanto sembri. I prezzi medi sono aumentati del 60 per cento negli ultimi 10 anni, il che richiede approfondimenti territoriali. Gli affitti sono saliti meno, ma ancora molto: in media si parla di un +20 per cento e di un +27,8 per cento negli ultimi 15 anni.
Il fenomeno della seconda casa è anche al centro dell'attenzione. Si tratta di una lettura semplicistica e riduttiva, perché l'aumento del turismo ha indotto i proprietari a scegliere la soluzione delle case vacanza più redditizie e sicure. Ma in Italia i procedimenti giudiziari lunghi e onerosi rendono ancora i proprietari la parte debole rispetto agli inquilini che infrangono i contratti saltando i pagamenti.
Quindi, il tema abitativo è un problema da affrontare seriamente. Il rapporto Jørgensen indica una carenza strutturale nella fornitura di nuove case per soddisfare l'attuale fabbisogno. Si stima che manchino circa 9,6 milioni di case in tutta Europa.
L'Italia è tra gli ultimi Paesi per nuove costruzioni, con solo 1,6 alloggi completati ogni mille abitanti, contro i 7 dell'Irlanda. Ma il nostro paese ha un patrimonio di 35 milioni di alloggi, di cui 9 milioni e 600 mila vuoti: parliamo del 27,3 per cento del totale.
Il quadro generale è diverso. In Italia le abitazioni di proprietà sono il 55,4 per cento e quelle in affitto solo il 13,1 per cento. Le seconde case sono il 9,9 per cento del totale, ma in Germania solo lo 0,7.
Il problema della carenza di alloggi è anche collegato alla situazione dell'edilizia sociale considerata largamente insufficiente, con politiche pubbliche frammentate a livello locale e inefficienti nella loro gestione. Le case popolari da noi sono solo il 2,6 per cento del totale.
In sintesi, l'emergenza abitativa è un tema complesso e articolato che richiede un intervento serio e coordinato. Il Piano europeo potrebbe essere la risposta giusta, ma bisogna anche considerare il quadro nazionale e locale per trovare soluzioni efficaci.
Secondo Dan Jørgensen, commissario Ue per l'Energia e le Politiche abitative, è necessario un piano d'azione per rendere le case più economiche e sostenibili. Il Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili prevede investimenti e sostegno agli Stati membri per affrontare questa emergenza.
Ma come stanno andando le cose? Si calcola che nel prossimo decennio ne serviranno altre 6,5 mila unità, ma il ritmo di nuove costruzioni è solo di 1.650.000 unità dal 2021 a oggi. La Banca europea degli investimenti ha stimato un gap di 925 mila abitazioni tra fabbisogno e avvio di costruzione.
Il problema è più articolato di quanto sembri. I prezzi medi sono aumentati del 60 per cento negli ultimi 10 anni, il che richiede approfondimenti territoriali. Gli affitti sono saliti meno, ma ancora molto: in media si parla di un +20 per cento e di un +27,8 per cento negli ultimi 15 anni.
Il fenomeno della seconda casa è anche al centro dell'attenzione. Si tratta di una lettura semplicistica e riduttiva, perché l'aumento del turismo ha indotto i proprietari a scegliere la soluzione delle case vacanza più redditizie e sicure. Ma in Italia i procedimenti giudiziari lunghi e onerosi rendono ancora i proprietari la parte debole rispetto agli inquilini che infrangono i contratti saltando i pagamenti.
Quindi, il tema abitativo è un problema da affrontare seriamente. Il rapporto Jørgensen indica una carenza strutturale nella fornitura di nuove case per soddisfare l'attuale fabbisogno. Si stima che manchino circa 9,6 milioni di case in tutta Europa.
L'Italia è tra gli ultimi Paesi per nuove costruzioni, con solo 1,6 alloggi completati ogni mille abitanti, contro i 7 dell'Irlanda. Ma il nostro paese ha un patrimonio di 35 milioni di alloggi, di cui 9 milioni e 600 mila vuoti: parliamo del 27,3 per cento del totale.
Il quadro generale è diverso. In Italia le abitazioni di proprietà sono il 55,4 per cento e quelle in affitto solo il 13,1 per cento. Le seconde case sono il 9,9 per cento del totale, ma in Germania solo lo 0,7.
Il problema della carenza di alloggi è anche collegato alla situazione dell'edilizia sociale considerata largamente insufficiente, con politiche pubbliche frammentate a livello locale e inefficienti nella loro gestione. Le case popolari da noi sono solo il 2,6 per cento del totale.
In sintesi, l'emergenza abitativa è un tema complesso e articolato che richiede un intervento serio e coordinato. Il Piano europeo potrebbe essere la risposta giusta, ma bisogna anche considerare il quadro nazionale e locale per trovare soluzioni efficaci.