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"La magistratura italiana si è imbattuta in una crisi di potere che sembra non avere fine. L'Unione Camere Penali Italiane, un'organizzazione dei magistrati, ha finanziato un comitato per il no alla riforma della separazione delle carriere dei magistrati. Ma cosa c'è dietro a questo movimento?
Secondo Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato della Fondazione Luigi Einaudi per Sì alla separazione delle carriere, la crisi all'interno della magistratura è più complessa di quanto sembri. "Non sono sorpreso", dice Caiazza, "perché so che i magistrati consapevoli del problema sono molti e hanno già espresso la loro disapproval della riforma".
Ma cosa sta succedendo all'interno delle toghe? La risposta è che molte persone si sentono umiliate e punite dalla riforma, che sembra voler limitare il potere politico delle correnti della magistratura. Caiazza sostiene che questo non è un problema serio e che la propaganda referendaria dell'Associazione Nazione Magistrati sta cercando di creare un vittimismo.
Il vero problema, dice Caiazza, è che la magistratura ha acquisito un potere politico improprio e che questa è una peculiarità italiana. "Personalmente non mi sono mai appassionato a questo tipo di distinguo", dice, "perché ritengo che il vero problema sia che la magistratura ha perso l'autonomia e l'indipendenza".
Ma cosa sta succedendo sul campo? La risposta è che i pm stanno facendo campagne elettorali per un referendum e si muovono come se fossero dei politici. Caiazza sostiene che questa non è una novità, ma piuttosto una continuazione di una tendenza che va indietro decenni.
Perché il campo della sinistra, che storicamente è stato quello più vicino alle toghe, adesso è più diviso sul referendum? La risposta è che la riforma della separazione delle carriere ha una storia di sinistra e che molti esponenti del Partito Democratico hanno già espresso la loro approvazione per l'idea.
Ma sarà sufficiente l'approvaione di sinistra per salvare la riforma? Caiazza non è troppo ottimista. "Nessuna riforma fa miracoli", dice, "ma certamente questo è un passo importante verso un riequilibrio degli assetti costituzionali".
Secondo Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato della Fondazione Luigi Einaudi per Sì alla separazione delle carriere, la crisi all'interno della magistratura è più complessa di quanto sembri. "Non sono sorpreso", dice Caiazza, "perché so che i magistrati consapevoli del problema sono molti e hanno già espresso la loro disapproval della riforma".
Ma cosa sta succedendo all'interno delle toghe? La risposta è che molte persone si sentono umiliate e punite dalla riforma, che sembra voler limitare il potere politico delle correnti della magistratura. Caiazza sostiene che questo non è un problema serio e che la propaganda referendaria dell'Associazione Nazione Magistrati sta cercando di creare un vittimismo.
Il vero problema, dice Caiazza, è che la magistratura ha acquisito un potere politico improprio e che questa è una peculiarità italiana. "Personalmente non mi sono mai appassionato a questo tipo di distinguo", dice, "perché ritengo che il vero problema sia che la magistratura ha perso l'autonomia e l'indipendenza".
Ma cosa sta succedendo sul campo? La risposta è che i pm stanno facendo campagne elettorali per un referendum e si muovono come se fossero dei politici. Caiazza sostiene che questa non è una novità, ma piuttosto una continuazione di una tendenza che va indietro decenni.
Perché il campo della sinistra, che storicamente è stato quello più vicino alle toghe, adesso è più diviso sul referendum? La risposta è che la riforma della separazione delle carriere ha una storia di sinistra e che molti esponenti del Partito Democratico hanno già espresso la loro approvazione per l'idea.
Ma sarà sufficiente l'approvaione di sinistra per salvare la riforma? Caiazza non è troppo ottimista. "Nessuna riforma fa miracoli", dice, "ma certamente questo è un passo importante verso un riequilibrio degli assetti costituzionali".