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"Una Europa più circolare: la sfida del futuro"
Bruxelles sta prendendo misure determinate per accelerare la transizione verso un'economia circolare in tutta l'Unione europea. Il nuovo framework legislativo, che sarà presentato a fine 2026, punterà ad aumentare la competitività industriale e la sicurezza economica, oltre a raddoppiare entro il 2030 il tasso di circolarità europeo.
Ma cosa significa essere "circolari"? In pratica, significa che i materiali vengono tenuti in uso più a lungo possibile e rimessi in circolo come risorse. Un'idea che sembra semplice ma che richiede un'attitudine molto differente: dobbiamo pensare non solo ai prodotti che facciamo, ma anche alle loro conseguenze.
Il problema è che oggi l'Europa importa più del doppio dei materiali che esporta. Questo significa che siamo consumatori di risorse strategiche senza avere una visione chiara delle nostre responsabilità ambientali. Ma non è solo un problema economico: la produzione e lo sfruttamento dei materiali causano un'enorme perdita della biodiversità terrestre e producono oltre la metà delle emissioni globali di gas serra.
Il nuovo framework legislativo punterà a incentivare il recupero, il riciclo e il riuso. Ma come facciamo? Innanzitutto, dobbiamo rimuovere le barriere normative tra Stati membri e armonizzare le leggi. Sono necessarie offerte, qualità e domande di materiali riciclati per creare un mercato unico per le materie prime secondarie.
Ma è solo il primo passo. Il CEA (Circular Economy Act) dovrebbe anche rivedere la Direttiva RAEE, vecchia di quasi 20 anni. La legge attuale non è sufficientemente efficace per tracciare i materiali illegalmente smaltiti e promuovere l'inovazione e la competitività delle filiere europee.
La sfida è grande, ma non immensa. Bruxelles sta facendo passi avanti in questa direzione. Ma dobbiamo anche essere consapevoli della questione ambientale: l'estrazione e la lavorazione dei materiali causano un'enorme perdita della biodiversità terrestre e producono oltre la metà delle emissioni globali di gas serra.
È tempo di cambiare il nostro modo di pensare. È tempo di pensare non solo ai prodotti che facciamo, ma anche alle loro conseguenze. È tempo di pensare alla sostenibilità e alla salute. La Europa è in grado di cambiare? Sì, perché l'Europa è sempre stata un modello per il mondo intero nella ricerca della soluzione alle nostre sfide più grandi.
Bruxelles sta prendendo misure determinate per accelerare la transizione verso un'economia circolare in tutta l'Unione europea. Il nuovo framework legislativo, che sarà presentato a fine 2026, punterà ad aumentare la competitività industriale e la sicurezza economica, oltre a raddoppiare entro il 2030 il tasso di circolarità europeo.
Ma cosa significa essere "circolari"? In pratica, significa che i materiali vengono tenuti in uso più a lungo possibile e rimessi in circolo come risorse. Un'idea che sembra semplice ma che richiede un'attitudine molto differente: dobbiamo pensare non solo ai prodotti che facciamo, ma anche alle loro conseguenze.
Il problema è che oggi l'Europa importa più del doppio dei materiali che esporta. Questo significa che siamo consumatori di risorse strategiche senza avere una visione chiara delle nostre responsabilità ambientali. Ma non è solo un problema economico: la produzione e lo sfruttamento dei materiali causano un'enorme perdita della biodiversità terrestre e producono oltre la metà delle emissioni globali di gas serra.
Il nuovo framework legislativo punterà a incentivare il recupero, il riciclo e il riuso. Ma come facciamo? Innanzitutto, dobbiamo rimuovere le barriere normative tra Stati membri e armonizzare le leggi. Sono necessarie offerte, qualità e domande di materiali riciclati per creare un mercato unico per le materie prime secondarie.
Ma è solo il primo passo. Il CEA (Circular Economy Act) dovrebbe anche rivedere la Direttiva RAEE, vecchia di quasi 20 anni. La legge attuale non è sufficientemente efficace per tracciare i materiali illegalmente smaltiti e promuovere l'inovazione e la competitività delle filiere europee.
La sfida è grande, ma non immensa. Bruxelles sta facendo passi avanti in questa direzione. Ma dobbiamo anche essere consapevoli della questione ambientale: l'estrazione e la lavorazione dei materiali causano un'enorme perdita della biodiversità terrestre e producono oltre la metà delle emissioni globali di gas serra.
È tempo di cambiare il nostro modo di pensare. È tempo di pensare non solo ai prodotti che facciamo, ma anche alle loro conseguenze. È tempo di pensare alla sostenibilità e alla salute. La Europa è in grado di cambiare? Sì, perché l'Europa è sempre stata un modello per il mondo intero nella ricerca della soluzione alle nostre sfide più grandi.