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"La Tunisia e il ciclone Harry: perché le nostre comunità devono diventare l'asse del nostro sviluppo culturale?"
Il recente evento meteorologico che ha colpito la Tunisia sottolinea ancora una volta l'importanza di un approccio più complessivo e territoriale nella politica culturale. Invece di concentrarci solo sul turismo e sul patrimonio culturale, dobbiamo considerare la cultura come strumento di sviluppo che può aiutare a ridurre le distanze e a contrastare la marginalità.
Secondo Anna Finocchiaro, presidente di Italiadecide, il lavoro da compiere non è solo rivolto all'esterno delle comunità, ma va introflesso con investimenti in istruzione, conoscenza e nuove professionalità. In questo modo, possiamo accorciare le distanze e promuovere la crescita economica e sociale.
Tuttavia, come dice Finocchiaro, le politiche culturali sono multilivello e richiedono collaborazione e cooperazione tra diversi livelli di governo. È necessario che si costruisca uno sforzo di aggregazione territoriale e di programmazione comune per creare un ambiente culturale più forte e più connesso.
Ma cosa significa identità culturale? Finocchiaro lo spiega: "La nostra identità culturale è composta dalle tradizioni, dalle narrazioni, dalle devozioni, dai saper fare. Tutti questi elementi ci definiscono e ci compongono". Ma se la più spiccata identità consegna quel territorio alla marginalità, rispetto a servizi e infrastrutture, come possiamo prevenirlo?
Il problema è che una mal declinata identità può diventare un pezzetto di legno in un enorme gorgo d'acqua. Pertanto, dobbiamo cambiare e crescere nelle comunità, nei governi e nelle amministrazioni locali. Dobbiamo collaborare e cooperare con gli altri soggetti del territorio e con gli altri livelli di governo.
Strumenti finanziari sono già in campo per supportare questi progetti. Ma dobbiamo anche mobilitare capitali privati e sviluppare una programmazione comune che promuova la cultura come strumento di sviluppo e di aggregazione territoriale.
Il recente evento meteorologico che ha colpito la Tunisia sottolinea ancora una volta l'importanza di un approccio più complessivo e territoriale nella politica culturale. Invece di concentrarci solo sul turismo e sul patrimonio culturale, dobbiamo considerare la cultura come strumento di sviluppo che può aiutare a ridurre le distanze e a contrastare la marginalità.
Secondo Anna Finocchiaro, presidente di Italiadecide, il lavoro da compiere non è solo rivolto all'esterno delle comunità, ma va introflesso con investimenti in istruzione, conoscenza e nuove professionalità. In questo modo, possiamo accorciare le distanze e promuovere la crescita economica e sociale.
Tuttavia, come dice Finocchiaro, le politiche culturali sono multilivello e richiedono collaborazione e cooperazione tra diversi livelli di governo. È necessario che si costruisca uno sforzo di aggregazione territoriale e di programmazione comune per creare un ambiente culturale più forte e più connesso.
Ma cosa significa identità culturale? Finocchiaro lo spiega: "La nostra identità culturale è composta dalle tradizioni, dalle narrazioni, dalle devozioni, dai saper fare. Tutti questi elementi ci definiscono e ci compongono". Ma se la più spiccata identità consegna quel territorio alla marginalità, rispetto a servizi e infrastrutture, come possiamo prevenirlo?
Il problema è che una mal declinata identità può diventare un pezzetto di legno in un enorme gorgo d'acqua. Pertanto, dobbiamo cambiare e crescere nelle comunità, nei governi e nelle amministrazioni locali. Dobbiamo collaborare e cooperare con gli altri soggetti del territorio e con gli altri livelli di governo.
Strumenti finanziari sono già in campo per supportare questi progetti. Ma dobbiamo anche mobilitare capitali privati e sviluppare una programmazione comune che promuova la cultura come strumento di sviluppo e di aggregazione territoriale.