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In Angola si trovava la tomba del Cristo nero, un essere umano con il volto di una donna nera e le mani unite in croce. Era il risultato di una profetessa nera, Kimpa Vita, che aveva messo al centro della sua eresia la questione dello schiavismo e della tratta degli schiavi. Con un annuncio rivoluzionario, aveva detto ai suoi seguaci che Gesù era stato sequestrato dai bianchi e che Maria, la madre di Gesù, era una donna nera.
Le sue parole erano come un fulmine a terra, mettendo in discussione le gerarchie della Chiesa cattolica e le strutture di potere europee. "Dio si fa uomo ma non può restare prigioniero di un solo colore", diceva Kimpa Vita. "Non si può servire Cristo e riempire le navi di schiavi".
Ma il suo messaggio era una minaccia per gli potenti del tempo, che la consideravano una strega travestita da cristiana. I missionari l'hanno processata e portata al rogo, con l'appoggio dei re e dell'Europa. Le accuse erano le solite: eresia, blasfemia, confusione tra religione e politica.
Ma Kimpa Vita non si era arresa. Aveva rotto per sempre la pace tra Dio e il potere, facendo sentire il suo rogo riprendere a bruciare ogni volta che il Vangelo veniva usato per benedire una catena di schiavitù.
La sua eresia è cominciata nello spettacolo delle catene, ma si è estesa fino alle gerarchie della Chiesa e degli stati. È una lezione importante per oggi: la vera resistenza non consiste nel seguire le regole, ma nell'immaginare un mondo diverso, dove Dio non sia più legato al potere.
Le sue parole erano come un fulmine a terra, mettendo in discussione le gerarchie della Chiesa cattolica e le strutture di potere europee. "Dio si fa uomo ma non può restare prigioniero di un solo colore", diceva Kimpa Vita. "Non si può servire Cristo e riempire le navi di schiavi".
Ma il suo messaggio era una minaccia per gli potenti del tempo, che la consideravano una strega travestita da cristiana. I missionari l'hanno processata e portata al rogo, con l'appoggio dei re e dell'Europa. Le accuse erano le solite: eresia, blasfemia, confusione tra religione e politica.
Ma Kimpa Vita non si era arresa. Aveva rotto per sempre la pace tra Dio e il potere, facendo sentire il suo rogo riprendere a bruciare ogni volta che il Vangelo veniva usato per benedire una catena di schiavitù.
La sua eresia è cominciata nello spettacolo delle catene, ma si è estesa fino alle gerarchie della Chiesa e degli stati. È una lezione importante per oggi: la vera resistenza non consiste nel seguire le regole, ma nell'immaginare un mondo diverso, dove Dio non sia più legato al potere.