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Un caso di omicidio e abuso che ha scosso il cuore della comunità. Un piccolo di tre anni, chiamato Alessandro, è morto di fame e sete nei pressi di Kufstein, in Tirolo, il 19 maggio 2024. Il bambino pesava solo quattro chili, un peso che non corrisponde a nessun neonato o bambino di pochissimi mesi.
La coppia responsabile del decesso del bambino è stata condannata all'ergastolo dal Tribunale di Innsbruck. I due genitori, di 27 anni, si erano rifugiati in un "mondo mistico parallelo" a causa di una situazione economica precaria e hanno confessato i maltrattamenti al giudice.
Il padre ha dichiarato di non avere spiegazioni per le proprie azioni, dicendosi pentito e addolorato per il fatto che le altre figlie abbiano dovuto assistere all'agonia e alla morte del fratello. La madre, invece, aveva individuato nel bambino il colpevole del proprio disagio psichico, credendolo indemoniato.
Secondo una perizia psichiatra, la madre avrebbe assecondata le idee del marito e costruito un mondo di allucinazione in cui il bambino era considerato l'ostacolo alla sua salute mentale. Il padre, invece, ha chiamato la polizia dopo la morte del bambino.
La patologa forense ascoltata in aula ha dichiarato che Alessandro era un bambino sano, senza sintomi organici di malattia. Tuttavia, il suo corpo presentava segni di traumi esterni, come irritazione cutanea sulle braccia e le caviglie.
La condanna all'ergastolo per i genitori di Alessandro è stata un verdetto giusto, considerando la gravità degli abusi subiti dal bambino. La famiglia, composta da cinque figli, sembra aver perso ogni senso della realtà e dell'empatia.
Il caso di Alessandro è stato un'indagine spaventosa sulla capacità umana di negligenza e crudeltà. Un caso che ci ricorda la necessità di una protezione più stringente per i minori vulnerabili e della vigilanza dei nostri istituti sociali.
La coppia responsabile del decesso del bambino è stata condannata all'ergastolo dal Tribunale di Innsbruck. I due genitori, di 27 anni, si erano rifugiati in un "mondo mistico parallelo" a causa di una situazione economica precaria e hanno confessato i maltrattamenti al giudice.
Il padre ha dichiarato di non avere spiegazioni per le proprie azioni, dicendosi pentito e addolorato per il fatto che le altre figlie abbiano dovuto assistere all'agonia e alla morte del fratello. La madre, invece, aveva individuato nel bambino il colpevole del proprio disagio psichico, credendolo indemoniato.
Secondo una perizia psichiatra, la madre avrebbe assecondata le idee del marito e costruito un mondo di allucinazione in cui il bambino era considerato l'ostacolo alla sua salute mentale. Il padre, invece, ha chiamato la polizia dopo la morte del bambino.
La patologa forense ascoltata in aula ha dichiarato che Alessandro era un bambino sano, senza sintomi organici di malattia. Tuttavia, il suo corpo presentava segni di traumi esterni, come irritazione cutanea sulle braccia e le caviglie.
La condanna all'ergastolo per i genitori di Alessandro è stata un verdetto giusto, considerando la gravità degli abusi subiti dal bambino. La famiglia, composta da cinque figli, sembra aver perso ogni senso della realtà e dell'empatia.
Il caso di Alessandro è stato un'indagine spaventosa sulla capacità umana di negligenza e crudeltà. Un caso che ci ricorda la necessità di una protezione più stringente per i minori vulnerabili e della vigilanza dei nostri istituti sociali.