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Il referendum sulla separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri sta mettendo in discussione il nostro ordinamento giudiziario. Ma cosa c'è dietro questa riforma? Secondo Alessandro Barbero, storico e professore, la risposta è semplice: il governo vorrebbe indebolire l'autonomia della magistratura e instaurare una deriva autoritaria.
Per Barbero, il cuore della questione è la distruzione del Consiglio superiore della magistratura (Csm), un organismo di autogoverno dei magistrati con funzioni disciplinari. Il Csm era stato voluto dall'assemblea Costituente per garantire la separazione dei poteri e proteggere gli interessi della magistratura. Ora, il governo vorrebbe sdoppiare questo organismo, creando due entità separate: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
La riforma prevede anche che i membri del Csm siano "tirati a sorte" in un processo che è più di un sorteggio puro, ma piuttosto una selezione basata su un elenco compilato dal Parlamento. Ma questo significerebbe che la politica continuerà a scegliere i propri rappresentanti al Csm, anziché la magistratura. Ecco perché Barbero prevede una deriva autoritaria, in cui il governo potrebbe dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni.
In questo contesto, il referendum sulla separazione delle carriere è un'opportunità per i cittadini di esprimere la loro opinione sul futuro dell'ordinamento giudiziario. Ma secondo Barbero, non si tratta solo di una questione di efficientismo o di modernizzazione: si tratta di proteggere l'autonomia della magistratura e garantire che gli interessi del cittadino siano rappresentati.
Per questo, Barbero decidederà di votare "no" al referendum. E infatti, ha pensato che poteva aver senso spiegare pubblicamente le sue ragioni per farlo.
Per Barbero, il cuore della questione è la distruzione del Consiglio superiore della magistratura (Csm), un organismo di autogoverno dei magistrati con funzioni disciplinari. Il Csm era stato voluto dall'assemblea Costituente per garantire la separazione dei poteri e proteggere gli interessi della magistratura. Ora, il governo vorrebbe sdoppiare questo organismo, creando due entità separate: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
La riforma prevede anche che i membri del Csm siano "tirati a sorte" in un processo che è più di un sorteggio puro, ma piuttosto una selezione basata su un elenco compilato dal Parlamento. Ma questo significerebbe che la politica continuerà a scegliere i propri rappresentanti al Csm, anziché la magistratura. Ecco perché Barbero prevede una deriva autoritaria, in cui il governo potrebbe dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni.
In questo contesto, il referendum sulla separazione delle carriere è un'opportunità per i cittadini di esprimere la loro opinione sul futuro dell'ordinamento giudiziario. Ma secondo Barbero, non si tratta solo di una questione di efficientismo o di modernizzazione: si tratta di proteggere l'autonomia della magistratura e garantire che gli interessi del cittadino siano rappresentati.
Per questo, Barbero decidederà di votare "no" al referendum. E infatti, ha pensato che poteva aver senso spiegare pubblicamente le sue ragioni per farlo.