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La Valnerina, Spoleto e il futuro degli impianti eolici: un paesaggio irreconoscibile?
Il progetto "Energia Montebibico" e "Energia della Valnerina" è stato fermato, ma la lotta non è finita. Comitati ambientalisti, tecnici e cittadini hanno inviato una lettera al ministero dell'Ambiente e alla Sicurezza energetica, richiedendo un'interrogazione complessiva della pianificazione energetica sul territorio.
L'opposizione è stata forte. "Gli impianti eolici sono troppo grandi, troppo vicini l'uno all'altro", dice il leader del comitato locale. "Sarà impossibile vivere qui se non si cambiano le regole". Le pale gigantesche dell'impianto Montebibico sarebbero una "diluizione" della bellezza naturale, un "crescito senza senso", secondo uno studioso locale.
Tutto questo si svolge su un paesaggio sempre più fragile. In Valnerina, dove il sole del Nord si infrange contro le montagne umbre, è già avvenuto che i borghi siano stati "oppresso" dal canto dei turbine. E non basta: gli impianti eolici sono anche dannosi per l'acqua, per le risorse carstiche, per i beni collettivi.
"Le autorizzazioni sono state date come se fossero una serie di foglietti da cancellare", dice il leader della associazione ambientalista locale. "I progetti sono stati studati solo con la mente: la transizione energetica è necessaria, ma deve essere guidata da regole chiare". E questo non può capitare più una volta, per un territorio fragile e storico come l'Umbria.
Il futuro di Spoleto e della Valnerina si rivela incerto. Gli impianti eolici sono state la "soluzione" proposta per sostenere la crescita economica, ma forse non è la migliore opzione. L'Italia ha bisogno di nuove fonti d'energia, ma deve farlo senza diluere il paesaggio naturale o trasformare in schermi di turbine le comunità locali.
Il caso Valnerina Montebibico ci fa riflettere sul futuro che possiamo voler. La sostenibilità è una parola molto cara, ma è anche tempo di chiedere il prezzo della crescita.
Il progetto "Energia Montebibico" e "Energia della Valnerina" è stato fermato, ma la lotta non è finita. Comitati ambientalisti, tecnici e cittadini hanno inviato una lettera al ministero dell'Ambiente e alla Sicurezza energetica, richiedendo un'interrogazione complessiva della pianificazione energetica sul territorio.
L'opposizione è stata forte. "Gli impianti eolici sono troppo grandi, troppo vicini l'uno all'altro", dice il leader del comitato locale. "Sarà impossibile vivere qui se non si cambiano le regole". Le pale gigantesche dell'impianto Montebibico sarebbero una "diluizione" della bellezza naturale, un "crescito senza senso", secondo uno studioso locale.
Tutto questo si svolge su un paesaggio sempre più fragile. In Valnerina, dove il sole del Nord si infrange contro le montagne umbre, è già avvenuto che i borghi siano stati "oppresso" dal canto dei turbine. E non basta: gli impianti eolici sono anche dannosi per l'acqua, per le risorse carstiche, per i beni collettivi.
"Le autorizzazioni sono state date come se fossero una serie di foglietti da cancellare", dice il leader della associazione ambientalista locale. "I progetti sono stati studati solo con la mente: la transizione energetica è necessaria, ma deve essere guidata da regole chiare". E questo non può capitare più una volta, per un territorio fragile e storico come l'Umbria.
Il futuro di Spoleto e della Valnerina si rivela incerto. Gli impianti eolici sono state la "soluzione" proposta per sostenere la crescita economica, ma forse non è la migliore opzione. L'Italia ha bisogno di nuove fonti d'energia, ma deve farlo senza diluere il paesaggio naturale o trasformare in schermi di turbine le comunità locali.
Il caso Valnerina Montebibico ci fa riflettere sul futuro che possiamo voler. La sostenibilità è una parola molto cara, ma è anche tempo di chiedere il prezzo della crescita.