VoceDelPopolo
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Una donna pisana è stata condannata a risarcire oltre 470.000 euro per l'errore commesso dall'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa (Aoup) nell'anno 2007, quando si rivelò che non le si doveva curare un presunto linfoma.
La signora, di 47 anni, si era rivolta all'ospedale di Volterra per un intervento ortopedico, ma i referti trasmessi all'Aoup, dopo una biopsia midollare e intestinale, avevano diagnosticato un linfoma non Hodgkin indolente. La paziente quindi si è sottoposta a trattamenti con chemioterapia, cortisone e steroidi, finché una nuova biopsia effettuata a Genova escludeva la presenza del tumore.
L'azienda aveva difeso il suo operato affermando che si trattava di un quadro clinico complesso e difficile da diagnosticare. Tuttavia, la consulenza tecnica disposta dal tribunale aveva stabilito che non vi fosse necessità di curare la paziente in quel modo perché l'ipotesi di linfoma non era avvalorata dai risultati di esami e visite, né dai sintomi lamentati dalla paziente.
La Corte d'Appello ha quindi stabilito un'invalidità permanente del 60% della condanna precedente del tribunale in primo grado. La sentenza riconosce anche la "personalizzazione del danno" a seguito dello stravolgimento subito dalla paziente non solo dal punto di vista psicologico, ma anche nella vita quotidiana. La signora era lavoratrice e fu costretta a ridurre il suo impegno professionale, inoltre le ritirarono perfino la patente di guida.
L'errore commesso dall'Aoup è stato condannato all'incremento della cifra del risarcimento, passata da 295.000 euro. La sentenza ha anche stabilito che l'azienda dovrà pagare i costi del trattamento non necessario, oltre alle spese mediche e di cura subite dalla paziente.
Questa sentenza è un esempio della gravità dell'errore commesso dall'Aoup e della conseguente responsabilità dell'azienda per il danno subito da una paziente. La condanna aumentata è anche un avvertimento all'azienda di dover essere più cautelosa e precisa nelle proprie diagnosi e trattamenti.
La signora, di 47 anni, si era rivolta all'ospedale di Volterra per un intervento ortopedico, ma i referti trasmessi all'Aoup, dopo una biopsia midollare e intestinale, avevano diagnosticato un linfoma non Hodgkin indolente. La paziente quindi si è sottoposta a trattamenti con chemioterapia, cortisone e steroidi, finché una nuova biopsia effettuata a Genova escludeva la presenza del tumore.
L'azienda aveva difeso il suo operato affermando che si trattava di un quadro clinico complesso e difficile da diagnosticare. Tuttavia, la consulenza tecnica disposta dal tribunale aveva stabilito che non vi fosse necessità di curare la paziente in quel modo perché l'ipotesi di linfoma non era avvalorata dai risultati di esami e visite, né dai sintomi lamentati dalla paziente.
La Corte d'Appello ha quindi stabilito un'invalidità permanente del 60% della condanna precedente del tribunale in primo grado. La sentenza riconosce anche la "personalizzazione del danno" a seguito dello stravolgimento subito dalla paziente non solo dal punto di vista psicologico, ma anche nella vita quotidiana. La signora era lavoratrice e fu costretta a ridurre il suo impegno professionale, inoltre le ritirarono perfino la patente di guida.
L'errore commesso dall'Aoup è stato condannato all'incremento della cifra del risarcimento, passata da 295.000 euro. La sentenza ha anche stabilito che l'azienda dovrà pagare i costi del trattamento non necessario, oltre alle spese mediche e di cura subite dalla paziente.
Questa sentenza è un esempio della gravità dell'errore commesso dall'Aoup e della conseguente responsabilità dell'azienda per il danno subito da una paziente. La condanna aumentata è anche un avvertimento all'azienda di dover essere più cautelosa e precisa nelle proprie diagnosi e trattamenti.