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Una giovane vita spenta dai capelli biondi e dalle punte fucsia, Annabella Martinelli, 22 anni, trovata morta impiccata sui Colli Euganei. Era uscita di casa il giorno della Befana, salutando mamma, e aveva deciso di andare a visitare un santuario con il papà. Ma quello che era iniziato come una breve uscita all'aperto sarebbe diventato il tragico epilogo di una vita spenta.
La ragazza di Padova, studentessa di Giurisprudenza a Bologna, aveva scritto di volersi uccidere. Era stata vista armeggiare con la bicicletta e non aveva esitato a chiedere un passaggio a una giovane passante. Ma il suo destino era già stato deciso.
Prima di uscire aveva lasciato una lettera, il testamento di dolore di una ragazza fragile. Annabella si era fermata anche con gli studi di Legge, iniziati all'Alma Mater. Era una vita apparentemente tranquilla e serena, ma dietro la maschera c'era un male profondo.
La sua scomparsa è stata seguita da un moto collettivo, con condivisioni, appelli e interventi pubblici di politici locali. La Procura ha scelto di diffondere le sue foto mentre sola, al buio, e al freddo, per far arrivare quelle immagini a qualche testimone. Ma non è stato abbastanza.
Nelle ricerche sul campo sono stati usati i cani molecolari, abili a individuare tracce di odore anche nel labirinto boschivo. Per nove giorni l'area in cui era stato agganciato il segnale del suo telefonino è stata battuta a tappeto. E poi, ieri, un'escursionista ha trovato il suo corpo gelido e ormai pallido.
L'ipotesi più plausibile è che si sia trattato di un suicidio. Ma la vita di Annabella Martinelli è ancora una mistero. Chi poteva aver visto qualcosa? Chi poteva aver capito le sue sofferenze?
La sua morte ci fa riflettere sulla fragilità della vita umana e sulla difficoltà di superare i problemi personali. Siamo tutti Annabella Martinelli, con i nostri alti e bassi, con le nostre paure e con le nostre speranze. E forse, solo forse, possiamo imparare a non dimenticare il suo sorriso.
La ragazza di Padova, studentessa di Giurisprudenza a Bologna, aveva scritto di volersi uccidere. Era stata vista armeggiare con la bicicletta e non aveva esitato a chiedere un passaggio a una giovane passante. Ma il suo destino era già stato deciso.
Prima di uscire aveva lasciato una lettera, il testamento di dolore di una ragazza fragile. Annabella si era fermata anche con gli studi di Legge, iniziati all'Alma Mater. Era una vita apparentemente tranquilla e serena, ma dietro la maschera c'era un male profondo.
La sua scomparsa è stata seguita da un moto collettivo, con condivisioni, appelli e interventi pubblici di politici locali. La Procura ha scelto di diffondere le sue foto mentre sola, al buio, e al freddo, per far arrivare quelle immagini a qualche testimone. Ma non è stato abbastanza.
Nelle ricerche sul campo sono stati usati i cani molecolari, abili a individuare tracce di odore anche nel labirinto boschivo. Per nove giorni l'area in cui era stato agganciato il segnale del suo telefonino è stata battuta a tappeto. E poi, ieri, un'escursionista ha trovato il suo corpo gelido e ormai pallido.
L'ipotesi più plausibile è che si sia trattato di un suicidio. Ma la vita di Annabella Martinelli è ancora una mistero. Chi poteva aver visto qualcosa? Chi poteva aver capito le sue sofferenze?
La sua morte ci fa riflettere sulla fragilità della vita umana e sulla difficoltà di superare i problemi personali. Siamo tutti Annabella Martinelli, con i nostri alti e bassi, con le nostre paure e con le nostre speranze. E forse, solo forse, possiamo imparare a non dimenticare il suo sorriso.