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"Ecco cosa è successo nella casa Limes: tensioni alte, scontro tra Argentieri e Caracciolo. Il professore di scienze politiche Federigo Argentieri ha rilasciato un'intervista all'Adnkronos, in cui ha spiegato le sue motivazioni per rompere con il direttore Lucio Caracciolo.
Caracciolo, come ricorda Argentieri, aveva voluto 'raccontare le cose come stanno', ma questo non è stato abbastanza per lui. 'Dire "raccontiamo le cose come stanno" è uno slogan, non un'argomentazione', ha detto il professore.
Lui, invece, vuole essere più preciso: la Crimea e il Donbass sono aree contese, quindi dobbiamo raccontarle così, senza colorarle come territorio russo. Questa è una scelta politica e simbolica che non può essere ignorata.
Ma non è solo questo: Argentieri ha anche criticato la rivista per aver utilizzato un testo letterario leggero e ironico per trattare la tragedia dell'Hodomor, riconosciuto come un genocidio anche dall'Italia nel 2023. Nessuno ha mai chiesto conto seriamente a Caracciolo di questa scelta: era scherno? Era sottovalutazione?
E poi c'è il caso dei due corrispondenti sul campo in Ucraina di cui non esistono contributi rintracciabili. Questi sono nomi puramente ornamentali, dice Argentieri.
Infine, il professore ha criticato anche i titoli dei numeri di Limes: 'Titoli come "Stiamo perdendo la guerra" o "Fine della guerra" non sono neutrali', dice Argentieri. 'Preparano psicologicamente il lettore a un esito, suggeriscono una conclusione. Non è analisi, è orientamento.'
La rottura con Caracciolo è arrivata solo a dicembre scorso, nonostante anni di criticità, perché quando c'è di mezzo un'amicizia, una storia comune, si tende a consumare ogni possibilità di confronto prima di uscire allo scoperto.
Ecco, dunque, la situazione nella casa Limes. Tensioni alte, scontro tra due personaggi che hanno diversi punti di vista sulla politica estera italiana."
Caracciolo, come ricorda Argentieri, aveva voluto 'raccontare le cose come stanno', ma questo non è stato abbastanza per lui. 'Dire "raccontiamo le cose come stanno" è uno slogan, non un'argomentazione', ha detto il professore.
Lui, invece, vuole essere più preciso: la Crimea e il Donbass sono aree contese, quindi dobbiamo raccontarle così, senza colorarle come territorio russo. Questa è una scelta politica e simbolica che non può essere ignorata.
Ma non è solo questo: Argentieri ha anche criticato la rivista per aver utilizzato un testo letterario leggero e ironico per trattare la tragedia dell'Hodomor, riconosciuto come un genocidio anche dall'Italia nel 2023. Nessuno ha mai chiesto conto seriamente a Caracciolo di questa scelta: era scherno? Era sottovalutazione?
E poi c'è il caso dei due corrispondenti sul campo in Ucraina di cui non esistono contributi rintracciabili. Questi sono nomi puramente ornamentali, dice Argentieri.
Infine, il professore ha criticato anche i titoli dei numeri di Limes: 'Titoli come "Stiamo perdendo la guerra" o "Fine della guerra" non sono neutrali', dice Argentieri. 'Preparano psicologicamente il lettore a un esito, suggeriscono una conclusione. Non è analisi, è orientamento.'
La rottura con Caracciolo è arrivata solo a dicembre scorso, nonostante anni di criticità, perché quando c'è di mezzo un'amicizia, una storia comune, si tende a consumare ogni possibilità di confronto prima di uscire allo scoperto.
Ecco, dunque, la situazione nella casa Limes. Tensioni alte, scontro tra due personaggi che hanno diversi punti di vista sulla politica estera italiana."