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La Corte d'Assise d'Appello di Milano ha finalmente rilasciato Alessia Pifferi, condannata per la morte della sua figlia, grazie alle attenuanti generiche e alla fragilità psichica della donna. La sentenza è stata emessa dopo un lungo dibattito, che ha visto il caso passare dalle mani del giudice di primo grado a quella del tribunale d'Appello.
I motivi della sentenza sono stati resi noti oggi, e hanno come base la riconoscimento delle attenuanti generiche e la condanna della donna al reato. I giudici hanno anche tenuto conto dell'influenza mediatica che ha accompagnato il caso, ma non hanno trovato prove per sostenere l'ipotesi che il comportamento successivo alla morte della figlia sia stato un esempio di "accentuata capacità a delinquere".
La sentenza è stata anche influenzata dalla forte influenza mediatica che ha accompagnato il caso, e dalle "ricadute deleterie" che hanno condizionato la spontaneità delle testimonianze. La nonna della bambina, per esempio, è stata trasformata in un'inflessibile accusatrice della figlia, mentre la madre è stata condizionata a essere più dura.
La Corte ha concesso le attenuanti generiche equivalenti all'unica aggravante sussistente, ossia il vincolo di parentela. La sentenza è stata considerata migliore rispetto all'ergastolo, poiché i giudici hanno ritenuto che la condanna non afflittiva fosse più adatta a una donna con passate condizioni economiche e sociali estremamente difficili.
La decisione della Corte d'Assise di Milano è stata vista come un segnale importante per la difesa della giustizia e della vittima. La sentenza mette in luce come la pressione mediatica possa influenzare il corso del processo, ma anche come la giustizia possa trovare strade nuove per rendere giustizia alle vittime di crimini.
I motivi della sentenza sono stati resi noti oggi, e hanno come base la riconoscimento delle attenuanti generiche e la condanna della donna al reato. I giudici hanno anche tenuto conto dell'influenza mediatica che ha accompagnato il caso, ma non hanno trovato prove per sostenere l'ipotesi che il comportamento successivo alla morte della figlia sia stato un esempio di "accentuata capacità a delinquere".
La sentenza è stata anche influenzata dalla forte influenza mediatica che ha accompagnato il caso, e dalle "ricadute deleterie" che hanno condizionato la spontaneità delle testimonianze. La nonna della bambina, per esempio, è stata trasformata in un'inflessibile accusatrice della figlia, mentre la madre è stata condizionata a essere più dura.
La Corte ha concesso le attenuanti generiche equivalenti all'unica aggravante sussistente, ossia il vincolo di parentela. La sentenza è stata considerata migliore rispetto all'ergastolo, poiché i giudici hanno ritenuto che la condanna non afflittiva fosse più adatta a una donna con passate condizioni economiche e sociali estremamente difficili.
La decisione della Corte d'Assise di Milano è stata vista come un segnale importante per la difesa della giustizia e della vittima. La sentenza mette in luce come la pressione mediatica possa influenzare il corso del processo, ma anche come la giustizia possa trovare strade nuove per rendere giustizia alle vittime di crimini.