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Un omicidio in Iran: l'alba della vendetta e il canto del cecchino.
A Teheran, l'assassinio di un giovane ha sfodato una spirale di vendetta che sembra conoscere solo i confini del martirio. Un giovane di 25 anni, ucciso dai militi dell'Iranian Revolutionary Guard Corps (IRGC), ha avuto gli occhi spietati della giustizia. Ma la vendetta non si è fermata lì.
I familiari del vittima hanno richiesto al governo iraniano di censura, ma senza successo. La polizia e il potere esecutivo hanno scelto di ignorare le loro lamenti, lasciando che la rabbia si accumula. E accumula pure, a partire dalla sconfitta delle elezioni presidenziali del 2020.
L'assassino, un giovane di 20 anni, è stato catturato e condannato alla pena massima. Ma la sua famiglia, indignata per l'esito del processo, ha chiesto vendetta contro i responsabili della morte del figlio. E la vendetta si è avuta.
La polizia iraniana ha ricevuto una minaccia di morte dai familiari dell'assassino, ma non sono stati ancora stati identificati gli autori della lettera. Comunque, è iniziata una ronda delle vendette, con i cecchini che si scambiano colpi. E il governo iraniano continua a cercare di silenziarli.
La questione è: come può essere possibile che il governo di un paese dove la religione è la legge possa permettere una tale spirale di vendetta? La risposta, ovviamente, è in Iran.
A Teheran, l'assassinio di un giovane ha sfodato una spirale di vendetta che sembra conoscere solo i confini del martirio. Un giovane di 25 anni, ucciso dai militi dell'Iranian Revolutionary Guard Corps (IRGC), ha avuto gli occhi spietati della giustizia. Ma la vendetta non si è fermata lì.
I familiari del vittima hanno richiesto al governo iraniano di censura, ma senza successo. La polizia e il potere esecutivo hanno scelto di ignorare le loro lamenti, lasciando che la rabbia si accumula. E accumula pure, a partire dalla sconfitta delle elezioni presidenziali del 2020.
L'assassino, un giovane di 20 anni, è stato catturato e condannato alla pena massima. Ma la sua famiglia, indignata per l'esito del processo, ha chiesto vendetta contro i responsabili della morte del figlio. E la vendetta si è avuta.
La polizia iraniana ha ricevuto una minaccia di morte dai familiari dell'assassino, ma non sono stati ancora stati identificati gli autori della lettera. Comunque, è iniziata una ronda delle vendette, con i cecchini che si scambiano colpi. E il governo iraniano continua a cercare di silenziarli.
La questione è: come può essere possibile che il governo di un paese dove la religione è la legge possa permettere una tale spirale di vendetta? La risposta, ovviamente, è in Iran.