La Protezione Civile ha respinto una richiesta di accesso civico generale al controllo delle registrazioni audio-video delle riunioni del Consiglio dei Ministri (Cts) che decisero lockdown e misure emergenziali durante la pandemia Covid. La stessa Protezione Civile, tuttavia, ha fornito una giustificazione riduttiva per il rifiuto, sostenendo che sarebbe necessario oscurare i dati personali dei soggetti presenti alle riunioni, al fine di proteggere la privacy.
In realtà, secondo il responsabile della Prevenzione e della trasparenza della presidenza del Consiglio dei Ministri, bisognerebbe prima oscurare volti e nomi per evitare che sia riconosciuto chi dice cosa. Anche se i membri del Cts hanno parlato ampiamente di tali decisioni su giornali e tv, è comunque necessario proteggere la privacy.
L'impressione è che ci sia qualcosa di più grave dietro questo paravento, cioè la necessità di maggiore trasparenza sul periodo emergenziale vissuto. Qualcuno ha paura di essere giudicato dopo aver preso decisioni sulla vita dei cittadini.
La Protezione Civile afferma che le registrazioni sono "a una fase endoprocedimentale", cioè durante la formazione del convincimento del Comitato, e che la loro divulgazione esporrebbe al rischio di alterazione del significato delle valutazioni espresse. Ma è più probabile che questi termini siano stati usati per nascondere l'autorità dei membri del Cts.
In realtà, i verbali del Cts resi disponibili sarebbero pieni di omissis e ci sono discrepanze tra quanto è stato detto e ciò che è stato verbalizzato. La trasparenza su tali convulsi giorni è difficile da ottenere e le diverse audizioni di chi a quelle riunioni c’era hanno dimostrato la difficoltà nel trovare verità.
Il Giornale ha già presentato analoga richiesta, ma è comunque necessaria maggiore trasparenza sulle decisioni prese dal Cts durante il periodo emergenziale.
In realtà, secondo il responsabile della Prevenzione e della trasparenza della presidenza del Consiglio dei Ministri, bisognerebbe prima oscurare volti e nomi per evitare che sia riconosciuto chi dice cosa. Anche se i membri del Cts hanno parlato ampiamente di tali decisioni su giornali e tv, è comunque necessario proteggere la privacy.
L'impressione è che ci sia qualcosa di più grave dietro questo paravento, cioè la necessità di maggiore trasparenza sul periodo emergenziale vissuto. Qualcuno ha paura di essere giudicato dopo aver preso decisioni sulla vita dei cittadini.
La Protezione Civile afferma che le registrazioni sono "a una fase endoprocedimentale", cioè durante la formazione del convincimento del Comitato, e che la loro divulgazione esporrebbe al rischio di alterazione del significato delle valutazioni espresse. Ma è più probabile che questi termini siano stati usati per nascondere l'autorità dei membri del Cts.
In realtà, i verbali del Cts resi disponibili sarebbero pieni di omissis e ci sono discrepanze tra quanto è stato detto e ciò che è stato verbalizzato. La trasparenza su tali convulsi giorni è difficile da ottenere e le diverse audizioni di chi a quelle riunioni c’era hanno dimostrato la difficoltà nel trovare verità.
Il Giornale ha già presentato analoga richiesta, ma è comunque necessaria maggiore trasparenza sulle decisioni prese dal Cts durante il periodo emergenziale.