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Un gruppo di donne giovani, prima dei 40 anni, che hanno ricevuto la diagnosi di carcinoma mammario in stadio iniziale di tipo ormono-positivo con coinvolgimento dei linfonodi, potrebbero trarne beneficio se la loro terapia endocrina adiuvante viene prolungata oltre i cinque anni.
Lo studio italiano, coordinato dall'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, ha dimostrato che questo trattamento prolungato riduce significativamente il rischio di metastasi a distanza e recidive locali. La ricerca è stata condotta su 501 pazienti operate entro i 40 anni per un carcinoma mammario con coinvolgimento linfonodale e positivo ai recettori ormonali, che avevano ricevuto cinque anni di terapia endocrina adiuvante con LHRH-analogo.
La metà dei pazienti ha interrotto la terapia endocrina e avviato controlli clinici dopo cinque anni, mentre l'altra metà ha proseguito la terapia ormonale oltre il quinto anno per una media di altri quattro anni circa (dunque nove anni in totale).
I risultati dello studio dimostrano che chi ha continuato la terapia ormonale prolungata dopo i cinque anni ha avuto un vantaggio significativo nella riduzione del rischio di metastasi a distanza (meno il 50%) e recidive (meno il 40%). Questo significa che aumentano notevolmente le loro probabilità di guarire definitivamente.
Questo studio colma una lacuna nell'attuale linee guida internazionali, poiché fino ad ora non era chiaro se prolungare la terapia ormonale beyond i cinque anni sarebbe stato benefico o meno per le donne con carcinoma mammario in stadio iniziale. Gli esperti di oncologia sottolineano che questo studio è importante perché dimostra che proseguire con una terapia ormonale prolungata dopo i cinque anni può aumentare significativamente le probabilità di guarigione senza ritorno del tumore.
È fondamentale per le donne giovani affette da carcinoma mammario, poiché questo tipo di tumore è più aggressivo rispetto a quelli che colpiscono le donne in post-menopausia. Le statistiche mostrano che una donna su otto si ammalerà di cancro al seno nel corso della vita, e circa una diagnosi su dieci interessa donne con meno di 40 anni.
I sintomi più comuni del tumore al seno sono la presenza di un nodulo che non causa dolore e ha contorni irregolari, il rigonfiamento di una parte o di tutto il seno, la trasformazione della pelle che tende a diventare a buccia d’arancia. È importante non sottovalutare i possibili campanelli d’allarme e consultare il proprio medico per esami più opportuni.
Inoltre, è essenziale gestire gli effetti collaterali delle cure per consentire alle donne di continuare a vivere bene dopo la malattia e durante i trattamenti oncologici. La prolungazione della terapia ormonale oltre i cinque anni non aumenta gli effetti collaterali gravi, ma persiste la tossicità "non grave" ma invalidante (vampate, secchezza vaginale, dolori muscolari e articolari).
Lo studio italiano, coordinato dall'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, ha dimostrato che questo trattamento prolungato riduce significativamente il rischio di metastasi a distanza e recidive locali. La ricerca è stata condotta su 501 pazienti operate entro i 40 anni per un carcinoma mammario con coinvolgimento linfonodale e positivo ai recettori ormonali, che avevano ricevuto cinque anni di terapia endocrina adiuvante con LHRH-analogo.
La metà dei pazienti ha interrotto la terapia endocrina e avviato controlli clinici dopo cinque anni, mentre l'altra metà ha proseguito la terapia ormonale oltre il quinto anno per una media di altri quattro anni circa (dunque nove anni in totale).
I risultati dello studio dimostrano che chi ha continuato la terapia ormonale prolungata dopo i cinque anni ha avuto un vantaggio significativo nella riduzione del rischio di metastasi a distanza (meno il 50%) e recidive (meno il 40%). Questo significa che aumentano notevolmente le loro probabilità di guarire definitivamente.
Questo studio colma una lacuna nell'attuale linee guida internazionali, poiché fino ad ora non era chiaro se prolungare la terapia ormonale beyond i cinque anni sarebbe stato benefico o meno per le donne con carcinoma mammario in stadio iniziale. Gli esperti di oncologia sottolineano che questo studio è importante perché dimostra che proseguire con una terapia ormonale prolungata dopo i cinque anni può aumentare significativamente le probabilità di guarigione senza ritorno del tumore.
È fondamentale per le donne giovani affette da carcinoma mammario, poiché questo tipo di tumore è più aggressivo rispetto a quelli che colpiscono le donne in post-menopausia. Le statistiche mostrano che una donna su otto si ammalerà di cancro al seno nel corso della vita, e circa una diagnosi su dieci interessa donne con meno di 40 anni.
I sintomi più comuni del tumore al seno sono la presenza di un nodulo che non causa dolore e ha contorni irregolari, il rigonfiamento di una parte o di tutto il seno, la trasformazione della pelle che tende a diventare a buccia d’arancia. È importante non sottovalutare i possibili campanelli d’allarme e consultare il proprio medico per esami più opportuni.
Inoltre, è essenziale gestire gli effetti collaterali delle cure per consentire alle donne di continuare a vivere bene dopo la malattia e durante i trattamenti oncologici. La prolungazione della terapia ormonale oltre i cinque anni non aumenta gli effetti collaterali gravi, ma persiste la tossicità "non grave" ma invalidante (vampate, secchezza vaginale, dolori muscolari e articolari).