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Trentini e Burlò, finalmente liberi: l'attesa è stata lunga e difficile per i loro familiari
Domani 8:30, Ciampino sarà il luogo di arrivo del volo di Stato che riporterà a casa Alberto Trentini e Mario Burlò. I due italiani, liberati dalle carceri venezuelane dopo 423 giorni di detenzione, inizieranno finalmente la loro lunga aspettativa.
L'incubo della prigionia è stato lungo e difficile per i familiari dei due connazionali. Armanda Trentini, madre di Alberto, ha dovuto affrontare mesi di ansia e angoscia, mentre Ezio, padre del 46enne, non ha potuto assistere alla liberazione del figlio. "Questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi ferite difficilmente guaribili", ha detto la madre.
La svolta nella vicenda è arrivata dopo mesi di trattative con le autorità venezuelane, che hanno visto l'intervento di tutti i canali possibili. Una trattativa complessa e delicata, caratterizzata da accelerazioni e colpi di freno improvvisi.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato la liberazione dei due italiani via social. "Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia", ha scritto il ministero.
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha espressa la sua gioia e soddisfazione per l'evento, ringraziando la presidente Rodriguez per la "costruttiva collaborazione dimostrata". La premier ha anche detto che è stato tutto molto improvviso e inaspettato.
Il cooperante italiano Alberto Trentini ha potuto contattare l'Italia solo pochi volte durante il periodo di detenzione. L'ultima visita dell'ambasciatore Giovanni Umberto De Vito risale al 27 novembre scorso. Il nome di Trentini non era apparso nel gruppo dei primi detenuti politici rilasciati il 9 gennaio scorso dalle autorità venezuelane.
La telefonata del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha condiviso la "felicità" per la conclusione positiva della vicenda dopo "tanta sofferenza". Il capo dello Stato ha anche espresso la sua preoccupazione per le ferite "difficilmente guaribili" che il periodo di prigionia ha lasciato nella vita del figlio.
Domani 8:30, Ciampino sarà il luogo di arrivo del volo di Stato che riporterà a casa Alberto Trentini e Mario Burlò. I due italiani, liberati dalle carceri venezuelane dopo 423 giorni di detenzione, inizieranno finalmente la loro lunga aspettativa.
L'incubo della prigionia è stato lungo e difficile per i familiari dei due connazionali. Armanda Trentini, madre di Alberto, ha dovuto affrontare mesi di ansia e angoscia, mentre Ezio, padre del 46enne, non ha potuto assistere alla liberazione del figlio. "Questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi ferite difficilmente guaribili", ha detto la madre.
La svolta nella vicenda è arrivata dopo mesi di trattative con le autorità venezuelane, che hanno visto l'intervento di tutti i canali possibili. Una trattativa complessa e delicata, caratterizzata da accelerazioni e colpi di freno improvvisi.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato la liberazione dei due italiani via social. "Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia", ha scritto il ministero.
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha espressa la sua gioia e soddisfazione per l'evento, ringraziando la presidente Rodriguez per la "costruttiva collaborazione dimostrata". La premier ha anche detto che è stato tutto molto improvviso e inaspettato.
Il cooperante italiano Alberto Trentini ha potuto contattare l'Italia solo pochi volte durante il periodo di detenzione. L'ultima visita dell'ambasciatore Giovanni Umberto De Vito risale al 27 novembre scorso. Il nome di Trentini non era apparso nel gruppo dei primi detenuti politici rilasciati il 9 gennaio scorso dalle autorità venezuelane.
La telefonata del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha condiviso la "felicità" per la conclusione positiva della vicenda dopo "tanta sofferenza". Il capo dello Stato ha anche espresso la sua preoccupazione per le ferite "difficilmente guaribili" che il periodo di prigionia ha lasciato nella vita del figlio.