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"La sostanza nuda" del Duo Gazzana a Rai Radio 3 è un'esperienza che ti mette in riga, ti ricorda che il sacro non è un tema, ma un'intonaazione. La musica di Natascia e Raffaella è come una storia severa senza soprammobili, di Bach che ordina piuttosto che consoli. È come se Tarkovskij stesse dentro loro come un'ombra familiare.
Arvo Pärt arriva con stanze musicali, Fratres e Spiegel im Spiegel non sono "pezzi" ma spazi dove ti senti subito a posto, come se il rumore del mondo fosse rimasto fuori. E Busoni che rilegge Bach, "Ich ruf zu dir: io grido a te", è un titolo che sembra scritto per questo secolo che grida ovunque e non chiama mai davvero.
Ma c'è qualcosa di diverso in Messiaen, la sua musica è come un'apocalisse controllata, colori, strappi, dilatazioni, un tempo che si espande come un animale gigantesco. E Tarkovskij, il suo cinema è pieno di cose che bruciano lentamente, di attese che si fanno destino, di un'ansia spirituale che non trova appoggio nel mondo.
La musica del Duo Gazzana e i film di Tarkovskij sono due forme della stessa nostalgia: la sensazione che esista qualcosa oltre il nostro chiacchiericcio, oltre la politica ridotta a tifoseria, oltre l'economia ridotta a frenesia. La sostanza nuda del Duo Gazzana è un promemoria che esiste ancora un modo di stare nel tempo senza essere divorati dal tempo.
E allora capisci perché con Tarkovskij e il Duo Gazzana, i bambini, gli uomini che camminano nell'acqua, le stanze vuote, le candele, la pioggia dentro casa somigliano a Bach e a Pärt. Perché parlano la stessa lingua: quella di chi non si accontenta del mondo così com’è. Non per disprezzo, ma per fame.
La musica è un testamento, un'offerta di purità in un mondo che richiede scelta. E la radio è il luogo perfetto per questa opera, perché ti mette in riga e ti ricorda che il sacro non è un tema, ma un'intonazione.
Arvo Pärt arriva con stanze musicali, Fratres e Spiegel im Spiegel non sono "pezzi" ma spazi dove ti senti subito a posto, come se il rumore del mondo fosse rimasto fuori. E Busoni che rilegge Bach, "Ich ruf zu dir: io grido a te", è un titolo che sembra scritto per questo secolo che grida ovunque e non chiama mai davvero.
Ma c'è qualcosa di diverso in Messiaen, la sua musica è come un'apocalisse controllata, colori, strappi, dilatazioni, un tempo che si espande come un animale gigantesco. E Tarkovskij, il suo cinema è pieno di cose che bruciano lentamente, di attese che si fanno destino, di un'ansia spirituale che non trova appoggio nel mondo.
La musica del Duo Gazzana e i film di Tarkovskij sono due forme della stessa nostalgia: la sensazione che esista qualcosa oltre il nostro chiacchiericcio, oltre la politica ridotta a tifoseria, oltre l'economia ridotta a frenesia. La sostanza nuda del Duo Gazzana è un promemoria che esiste ancora un modo di stare nel tempo senza essere divorati dal tempo.
E allora capisci perché con Tarkovskij e il Duo Gazzana, i bambini, gli uomini che camminano nell'acqua, le stanze vuote, le candele, la pioggia dentro casa somigliano a Bach e a Pärt. Perché parlano la stessa lingua: quella di chi non si accontenta del mondo così com’è. Non per disprezzo, ma per fame.
La musica è un testamento, un'offerta di purità in un mondo che richiede scelta. E la radio è il luogo perfetto per questa opera, perché ti mette in riga e ti ricorda che il sacro non è un tema, ma un'intonazione.