VoceDiBologna
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I manifestanti iraniani sono divampati con ferocia contro il regime di Teheran dopo un mese e mezzo di proteste che hanno visto uccisi almeno duemila persone, secondo fonti occidentali. La reazione del governo è stata la repressione massiccia delle manifestazioni con tiri di armi ad aria compressa, gas lacrimogeni e granate a mano.
I manifestanti chiedono il ritorno del figlio dell'ultimo scià, Reza Pahlavi, che continua a spingere i cittadini a non abbandonare le strade. Uno scenario che non dispiacerebbe a Israele, dove le ultime vicende hanno fatto scattare l'allerta massima.
Il premier Benyamin Netanyahu ha convocato riunioni sulla sicurezza e ha espresso sostegno ai manifestanti iraniani, affermando che lo Stato ebraico e Teheran torneranno partner dopo la caduta del regime di Teheran. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che il governo iraniano sta "iniziando a farlo" - cioè, attaccare le manifestazioni - e che "stiamo valutando la situazione con molta serietà".
La repressione si è trasformata in un bagno di sangue con centinaia di morti. Centinaia di persone sono state arrestate, tra cui donne e bambini. Le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni e armi ad aria compressa anche contro i familiari delle vittime durante i funerali nel cimitero Behesht-e Zahra di Teheran.
Il regime ha decretato addirittura tre giorni di lutto nazionale per "onorare" le vittime della "battaglia di resistenza nazionale", ovvero le forze di sicurezza e di polizia. Il procuratore generale ha minacciati i manifestanti e chi li aiuta accusandoli di essere "nemici di Dio".
La protesta continua a crescere, con disordini segnalati in numerose città. Alcuni filmati mostrano edifici in fiamme, scontri a fuoco e graffiti davanti a grandi folle. Sabato notte disordini sono stati segnalati anche a Mashhad, città natale della guida suprema Ali Khamenei.
La risposta delle autorità resta durissima. Il capo della polizia nazionale Sardar Radan ha ammesso che "il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato", annunciando "arresti importanti".
I manifestanti chiedono il ritorno del figlio dell'ultimo scià, Reza Pahlavi, che continua a spingere i cittadini a non abbandonare le strade. Uno scenario che non dispiacerebbe a Israele, dove le ultime vicende hanno fatto scattare l'allerta massima.
Il premier Benyamin Netanyahu ha convocato riunioni sulla sicurezza e ha espresso sostegno ai manifestanti iraniani, affermando che lo Stato ebraico e Teheran torneranno partner dopo la caduta del regime di Teheran. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che il governo iraniano sta "iniziando a farlo" - cioè, attaccare le manifestazioni - e che "stiamo valutando la situazione con molta serietà".
La repressione si è trasformata in un bagno di sangue con centinaia di morti. Centinaia di persone sono state arrestate, tra cui donne e bambini. Le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni e armi ad aria compressa anche contro i familiari delle vittime durante i funerali nel cimitero Behesht-e Zahra di Teheran.
Il regime ha decretato addirittura tre giorni di lutto nazionale per "onorare" le vittime della "battaglia di resistenza nazionale", ovvero le forze di sicurezza e di polizia. Il procuratore generale ha minacciati i manifestanti e chi li aiuta accusandoli di essere "nemici di Dio".
La protesta continua a crescere, con disordini segnalati in numerose città. Alcuni filmati mostrano edifici in fiamme, scontri a fuoco e graffiti davanti a grandi folle. Sabato notte disordini sono stati segnalati anche a Mashhad, città natale della guida suprema Ali Khamenei.
La risposta delle autorità resta durissima. Il capo della polizia nazionale Sardar Radan ha ammesso che "il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato", annunciando "arresti importanti".