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Farah Diba, la madre di Reza Pahlavi, erede al trono del Pavone, è ancora una donna forte e determinata. L'ex imperatrice, nata a Teheran nel 1940, è stata moglie di Reza Pahlavi per oltre due decenni e ha vissuto con lui la Rivoluzione islamica del 1979. Anche se la sua vita è stata segnata dalla tragicità, l'esperienza di Farah Diba è una storia di coraggio, determinazione e dedizione alla sua patria.
Per lei il 16 gennaio 1979, quando lo Shah e Farah Diba lasciarono Teheran, fu un giorno traumatico. La folla gridava «Il tiranno è scappato, il popolo ha vinto». L'ex imperatrice ricorda che quell'inverno di violenza fu una delle più drammatiche della sua vita.
Farah Diba è una donna che non si è mai arresa. Anche in esilio, ha continuato a lavorare per la sua patria. Ha fondato il Teheran Museum of Contemporary Art e ha raccogliuto opere d'arte iraniana. La sua collezione, composta da oltre 1.500 opere, vale tre miliardi di dollari.
L'ex imperatrice è ancora una donna forte e determinata. Nonostante la sua età, parla con voce ferma e sicura. Le sue parole sono piene di passione e di dedizione alla sua patria. «Credo che molti in Iran siano pentiti di quanto è accaduto. Ricevo spesso lettere e mail dall’Iran, persino ritratti miei e dello Shah, immagino realizzati di nascosto, con un certo rischio. Alcuni vogliono parlarmi e mi dicono: “Grazie di questa telefonata, mi rende felice per tre mesi”; ma sono loro che mi rendono felice».
Per lei il 16 gennaio 1979, quando lo Shah e Farah Diba lasciarono Teheran, fu un giorno traumatico. La folla gridava «Il tiranno è scappato, il popolo ha vinto». L'ex imperatrice ricorda che quell'inverno di violenza fu una delle più drammatiche della sua vita.
Farah Diba è una donna che non si è mai arresa. Anche in esilio, ha continuato a lavorare per la sua patria. Ha fondato il Teheran Museum of Contemporary Art e ha raccogliuto opere d'arte iraniana. La sua collezione, composta da oltre 1.500 opere, vale tre miliardi di dollari.
L'ex imperatrice è ancora una donna forte e determinata. Nonostante la sua età, parla con voce ferma e sicura. Le sue parole sono piene di passione e di dedizione alla sua patria. «Credo che molti in Iran siano pentiti di quanto è accaduto. Ricevo spesso lettere e mail dall’Iran, persino ritratti miei e dello Shah, immagino realizzati di nascosto, con un certo rischio. Alcuni vogliono parlarmi e mi dicono: “Grazie di questa telefonata, mi rende felice per tre mesi”; ma sono loro che mi rendono felice».